Sistemi aperti

Forse vale anche per l’energia delle nostre giornate. Non possiamo conservarla in eterno, ma possiamo scegliere almeno in parte dove indirizzarla. Ci sono attività che ci stancano e ci fanno sentire vivi; altre che ci svuotano senza lasciare niente. Il problema non è soltanto quanta energia possediamo, ma in quale trasformazione decidiamo di investirla.
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October 9, 2026
Sistemi aperti
Detail of a young man feet riding a skateboard
La parola “energia” è entrata in ogni angolo della nostra vita. Diciamo che al mattino non ne abbiamo, che una persona ce ne trasmette di buona, che certi incontri ce la tolgono. Compriamo bevande energetiche, ascoltiamo musica energica, cerchiamo case che consumino meno energia. La usiamo per parlare della stanchezza, dell’umore, del carattere e perfino delle persone che sarebbe meglio non incontrare prima del primo caffè.
In fisica, però, l’energia ha un significato preciso. È la capacità di un sistema di produrre una trasformazione. Può presentarsi come energia cinetica, legata al movimento; potenziale, legata alla posizione; termica, chimica, elettrica, nucleare. Può passare da una forma all’altra, ma non compare dal nulla e non scompare.
È uno dei principi più importanti della scienza: l’energia si conserva. Quando lasciamo cadere un oggetto, la sua energia potenziale si trasforma in energia cinetica.
Quando pedaliamo, l’energia chimica ricavata dal cibo diventa movimento e calore. Quando accendiamo una lampadina, l’energia elettrica si trasforma in luce, ma anche in calore. In ogni passaggio otteniamo qualcosa e disperdiamo qualcos’altro in una forma meno utilizzabile.
Perché allora continuiamo a parlare di “crisi energetica”, se l’energia non si perde mai? Perché non tutte le forme di energia sono ugualmente disponibili. L’energia totale rimane, ma tende a distribuirsi e a diventare meno capace di compiere lavoro. La seconda legge della termodinamica ci ricorda che ogni trasformazione ha un costo. Non esistono macchine perfette. Non esistono processi senza dispersione. Non esistono nemmeno giornate in cui possiamo fare quattordici cose, rispondere a cinquanta messaggi e arrivare a sera freschi come nella pubblicità di un materasso.
Anche noi siamo sistemi aperti. Per restare vivi dobbiamo ricevere energia dall’esterno, trasformarla ed eliminare calore e sostanze di scarto. L’ordine del nostro corpo non si mantiene da solo. Richiede un lavoro continuo che comincia molto prima che suoni la sveglia.
La fonte principale dell’energia utilizzata dalla vita sulla Terra è il Sole. Le piante catturano una parte della sua radiazione attraverso la fotosintesi e la trasformano in energia chimica. Da lì prende avvio gran parte delle catene alimentari. Anche i combustibili fossili contengono energia solare accumulata da organismi vissuti milioni di anni fa. Quando li bruciamo, liberiamo rapidamente qualcosa che la Terra aveva impiegato tempi lunghissimi a immagazzinare.
L’energia, quindi, non è soltanto una questione scientifica. È una questione economica, ambientale e morale. Conta da dove la prendiamo, come la trasformiamo, quanta ne sprechiamo e quali conseguenze lasciamo agli altri.
Forse vale anche per l’energia delle nostre giornate. Non possiamo conservarla in eterno, ma possiamo scegliere almeno in parte dove indirizzarla. Ci sono attività che ci stancano e ci fanno sentire vivi; altre che ci svuotano senza lasciare niente. Il problema non è soltanto quanta energia possediamo, ma in quale trasformazione decidiamo di investirla.
Che cosa vi dà più energia durante la giornata?
Potete inviare la vostra risposta a interferenze@avvenire.it, leggo tutto!

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