7 ottobre 2024 - Quella notte
Il 7 ottobre appare come una ferita incancellabile, che riporta alla luce il trauma del pogrom e il riaccendersi dell’antisemitismo.
Dal primo lancio di agenzia, la domenica mattina, non capii cosa era successo. Uno scontro fra palestinesi e coloni? La notizia faticava a farsi largo, come fosse troppo terribile, per dirsi in poche righe. Capii a sera, cos’era accaduto il 7 ottobre in Israele. Il gelo addosso. Un pogrom, di nuovo. C’ero stata, anni prima, nei kibbutz oltre la Striscia. Ricordavo i mitra ai cancelli, ma, dentro, una quantità di bambini, le mamme col più piccolo al seno circondate dagli altri, appena in piedi. Rivedevo quei bambini: e cosa è stato fatto il 7 ottobre ai loro figli, alle loro madri, nel gusto sadico del massacro, sotto agli occhi dei padri. Il 7 ottobre 2024, una pietra miliare. Una orribile malattia endemica, riesplosa con virulenza in una notte.
Mi immaginavo il risveglio nelle case di Tel Aviv, dove tutti hanno un nonno o un padre immigrato qui da lontano. Mi immaginavo le facce davanti alla tv, la costernazione: “Ancora. Ci vogliono tutti morti, di nuovo”. E intanto accarezzare sulla testa i bambini che giocano, e non capiscono. Che sarà di loro? I figli diciottenni richiamati alle armi, i giovani padri anche. Non un bombardamento: il gusto efferato del sangue e del male. Il 7 ottobre nella mia memoria è incancellabile. La macchina dell’odio antisemita rimessa in ordine, potenziata, che ruggisce, di nuovo.
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