25 febbraio 2022 - L’impensabile, una mattina
La fuga da Kiev ha spezzato un’illusione: la guerra non era più lontana. In quelle auto cariche di bambini e paura c’era il crollo improvviso della nostra idea di sicurezza.
Una sterminata colonna di auto fuggiva da Kiev, il giorno dopo l’invasione: scappavano quelli che avevano parenti all’estero, oppure mezzi economici - o quelli che avevano già capito tutto. Osservavo sul web queste code, simili a quelle ai nostri caselli di Ferragosto: non fosse, dietro ai finestrini, per le facce dei bambini spaventati, e le borse gonfie sulle ginocchia dei passeggeri, e stipate nel portabagagli. Non era una vacanza, era una fuga. Gatti dentro le gabbiette, il baule dei Suv che non si chiudeva sopra a un passeggino.
Via, verso la Polonia o l’Ungheria. Erano auto nuove, gente benestante. Come se domani a Milano arrivasse il nemico, e tutti con i bambini, il cane, i gioielli cercassero di scappare, lasciandosi dietro lavoro, casa, scuola: ogni cosa. Impensabile. (Ma forse dovremmo sforzarci di immaginare cos’è, dover fuggire. Ci farebbe bene). I profughi di guerra nel mondo sono milioni. Ma quelli con l’I Phone, il pc e il Bancomat mi impressionavano: gente come noi. Come una crepa nera di terremoto, in un muro bianco.
Non sarà più come prima, ho pensato. Quasi ottant’anni di pace in Occidente. Noi, ormai quasi vecchi. Ma, i figli? E i bambini? Il mondo d’improvviso ci tremava sotto ai piedi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


