Così la foresta Vaia può generare crediti di carbonio

Le filiere venete giocano la carta del "carbon farming" contro il riscaldamento globale
April 2, 2026
Per raggiungere la neutralità climatica, il tanto agognato obiettivo europeo (e mondiale) da realizzare entro il 2050, non basta solo ridurre le emissioni di gas serra: ad accorrere in aiuto ci sono anche le cosiddette rimozioni di carbonio e l'agricoltura del carbonio. Con il Carbon Removal Certification Framework (CRCF), il quadro normativo europeo renderà possibile a partire dall’estate 2026 il cosiddetto carbon farming o "coltivazione del carbonio". Si tratta di un approccio innovativo all'agricoltura che utilizza pratiche sostenibili per catturare la CO2 atmosferica e stoccarla nel suolo e nella biomassa vegetale. Questo processo trasforma le aziende agricole in "pozzi di carbonio", migliorando la fertilità del terreno e generando crediti di carbonio vendibili.
Il Veneto rappresenta un contesto particolarmente adatto alla sperimentazione. La tempesta Vaia ha devastato oltre 12.000 ettari di foreste nel solo Veneto, abbattendo circa 14 milioni di alberi e causando danni complessivi stimati in quasi 3 miliardi di euro. Alcune di queste aree rientrano tra i possibili siti dei primi interventi pilota del progetto, insieme a zone di infrastruttura verde urbana e a terreni agricoli dove applicare pratiche di agricoltura rigenerativa capaci di aumentare la capacità di assorbimento di CO₂ dei suoli.
Fra le principali pratiche di Carbon Farming c’è l’agroforestazione, ovvero l’integrazione di alberi nei campi coltivati e pascoli per fissare il carbonio ma anche la rotazione delle colture, migliorando la biodiversità e la struttura del suolo e la gestione del letame e del pascolo per ridurre le emissioni di metano e protossido di azoto. Ma il carbon farming non riguarda solo l’agricoltura: foreste, suoli agricoli, agroforestazione diventeranno strumenti per certificare le rimozioni di carbonio a livello locale. In Italia c’è già un progetto pilota e anche il ripristino della “foresta Vaia” potrebbe entrare nel mercato dei crediti di carbonio. Il progetto, “CambiaMenti”, presentato a Padova, nel corso del 3° European Carbon Farming Summit cerca di tradurre in fatti concreti il Carbon Removal europeo, sperimentando una filiera locale dei crediti di carbonio in cui generazione e acquisto avvengono nello stesso contesto geografico. Chi compra i crediti può conoscere direttamente i soggetti che li generano, come proprietari forestali, agricoltori e gestori del territorio, e le risorse economiche prodotte dalla compensazione delle emissioni restano nel territorio in cui vengono realizzati gli interventi. In questo scenario l’Italia presenta un potenziale significativo. Il Paese dispone di oltre 11 milioni di ettari di superficie forestale, ma il mercato dei crediti di carbonio non è ancora sostenuto da un sistema di certificazione uniforme e trasparente. “CambiaMenti” nasce proprio con l’obiettivo di costruire questo sistema partendo dal territorio.
«“CambiaMenti è un progetto pilota su scala locale che mette intorno allo stesso tavolo tutte le parti interessate della filiera dei crediti di carbonio, consentendo un rapporto diretto tra produttori e acquirenti. Ne deriva la creazione di una maggiore trasparenza e fiducia sull’intero processo e la possibilità di un vantaggio economico per tutte le parti coinvolte, eliminando il complesso sistema di intermediazione dei crediti» commenta Daniele Pernigotti di Aequilibria, società Benefit specializzata in politiche climatiche e sistemi di certificazione del carbonio.

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