Tradizioni familiari

La pigrizia come piccola, ereditaria forma di saggezza
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July 23, 2026
Sono un tipo piuttosto pigro, seppur con qualche incoerenza: mi attivo all’istante se i miei figli hanno bisogno di me e non mi sottraggo mai all’obbligo di riordinare scrivania e armadi. Tuttavia, il germe cova in me sotterraneo e non mi riesce di contrastarlo a dovere. Per via della mia indolenza, riconosco di aver perso negli anni qualche buona, forse ottima occasione – di lavoro, di incontro, di accrescimento. Ma sono anche fiero di essermi risparmiato, grazie all’istintivo traccheggiare, parecchie seccature e perdite di tempo. Non voglio autoassolvermi, però la mia non è accidia, vizio che adombra un’apatia e una tristezza spirituale che mi sono estranee. Faccio i conti piuttosto con qualche lascito ereditario.
Mia nonna Giulietta era nata e cresciuta a Roma e nella sua famiglia si coltivava la pigrizia con cura quasi religiosa. Non dimenticherò mai lo zio Carlo che ascolta, incredulo, la lunga lista di attività che la moglie Vera intende organizzare a Pasquetta per tutti noi cuginetti e nipoti venuti in visita da Milano. Scampagnata sui colli, colazione al sacco, visita allo zoo, il teatro dei burattini, la caccia al tesoro. «Che ne dici, Carlo?» La risposta fu lapidaria. «Vera, quanto vuoi per non farlo?». Trovatemelo voi un iperattivo altrettanto geniale, se ci riuscite.

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