Piu o meno in orario
di Gioele Dix
Un Frecciarossa in ritardo diventa una piccola parabola sull’Italia: efficiente nella retorica, meno sui binari
Sono su un Frecciarossa che a causa di un guasto «viaggia con un ritardo previsto di quarantasette minuti», dice l’altoparlante. Colpisce tanta precisione nel calcolare l’imprecisione, una sorta di beffardo ossimoro. L’istintivo malumore – ho un appuntamento che non vorrei mi saltasse – cede il passo alla rassegnazione. E così accade anche agli altri passeggeri. Da italiani un poco anarchici sappiamo che la puntualità dei treni è storicamente uno dei nostri punti deboli. Tanto da consentire a Mussolini di alimentare la leggenda che solo la dittatura fosse in grado di farli arrivare in orario.
Per quel che mi riguarda resto un tifoso convinto della democrazia, anche ferroviaria. Mi indispone piuttosto che si tenti di mascherare il disservizio con una comunicazione pubblicitaria che vanta modernità ed efficienza. Basta capitare malauguratamente su un regionale qualsiasi per scoprire l’inganno. Ma forse sono troppo severo. Le carrozze dell’alta velocità sono in effetti molto più comode e spaziose di quelle di un tempo. E quel tratto della Milano-Bologna percorsa a trecento all’ora a fianco dell’autostrada, sulla quale persino le Porsche arrancano, mette davvero i brividi. Nel frattempo, abbiamo pure recuperato sette minuti, parola del capotreno. Mi correggo: del train manager.
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