Uccellacci e uccellini
di Gioele Dix
Il destino premiò la colomba e dimenticò il corvo. Ma la Bibbia, prima o poi, sa rendere giustizia anche agli esclusi.
I casi della vita possono punirti o premiarti senza un’apparente ragione. A volte è soltanto una questione di tempo. Fai qualcosa, ma al momento sbagliato. Un altro farà la stessa cosa poco dopo e sarà baciato dalla fortuna. Da giovane mi irritavo per questi raggiri del destino, oggi sono più filosofo. E trovo quasi sempre soccorso in qualche piega nascosta della Bibbia. Nella Genesi si racconta che dopo il diluvio Noè volle sincerarsi che le acque si fossero ritirate e “mandò fuori il corvo che andava avanti e indietro” (8, 7) Non si sa perché scelse proprio lui, ma non ne fu soddisfatto, tanto che “dopo di lui mandò fuori la colomba” (8, 8).
Forse contava che la candida tortorella sarebbe stata più zelante dell’uccellaccio nero, “ma la colomba non trovò dove posare la pianta del suo piede” (8, 9). Tuttavia, Noè le diede una seconda chance. “E la colomba tornò da lui verso sera, ma ecco aveva nel becco un ramoscello fresco d’olivo” (8, 11). Perché il patriarca non fu indulgente allo stesso modo? Il medesimo volo per entrambi, eppure l’una diventò simbolo di pace, l’altro di malaugurio. Palese ingiustizia. Meno male che, per volere della Provvidenza, i suoi discendenti si presero la rivincita: al profeta Elia che stava nascosto “i corvi portavano pane e carne” (1Re 17, 6).
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