Ma cosa ci fa lei qui

Un comico in tournée scopre, tra selfie e città omologate, quanto il teatro possa essere amato da molti e ignorato da altri
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July 16, 2026
Durante le mie tournee può capitare che reciti ogni sera su un palco diverso. Ore prima faccio sempre una passeggiata nei dintorni del teatro, spesso sul corso principale, in zona pedonale. Poche le sorprese che vengono dai luoghi: una serie di negozi in franchising, gli stessi che ormai trovi ovunque, panorama omologato e deprimente. Più interessanti gli incontri con le persone che mi si avvicinano, di solito per un selfie. A me fa piacere, non sono tipo da guardie del corpo, sarei ridicolo: sono conosciuto da molti e sconosciuto a molti altri, forse più dei primi.
Ma non me ne cruccio. La popolarità è gratificante, però ondivaga. Invece l’esperienza più divertente – e non è affatto rara – capita quando qualcuno, dopo l’entusiasmo per le foto e le dediche di rito, mi chiede: «Ma cosa ci fa lei qui?». Il suo stupore per la notizia che a breve farò uno spettacolo lì nei pressi mi riporta coi piedi per terra. C’è chi non solo è all’oscuro dell’esistenza di una stagione teatrale, ma fatica a ricordare dove si trovi esattamente l’edificio nel quale si svolge. Il teatro è un gioco antico e serissimo e per chi lo ama è come un balsamo benefico. Tuttavia, non è necessario, dunque può essere felicemente ignorato. Non me ne cruccio, nemmeno stavolta. La sala piena di gente mi consolerà. 

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