Se lo dice Isaia

Meglio interpretare i sogni che realizzarli. Anche nella Bibbia
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July 31, 2026
Ogni volta che sento in tv qualcuno che invita a realizzare i propri sogni provo un istintivo desiderio di colpire lo schermo con una fionda. Naturalmente non lo faccio perché poi dovrei vedermela con mio figlio e le sue crisi di astinenza da PlayStation. Tuttavia, il fastidio per l’espressione di convenzionale stupidità rimane. Piuttosto che tentare di realizzarli – ma come si fa, confusi e incoerenti come sono? – i nostri sogni possono essere interpretati. Perlomeno ci si può provare, perché la psicanalisi non è una scienza esatta, si sa. Altra opzione è rivolgersi a un esperto di cabala e provare con il lotto. Questa sì che sarebbe una realizzazione, un bel terno secco. Quanto a me, mi affido alla Bibbia, prezioso scrigno ricco di sogni e sognatori.
Giacobbe sogna la scala che porta in Cielo. Suo figlio Giuseppe si salva interpretando i sogni del Faraone. Salomone è visitato in sogno dal Signore Iddio. Giuseppe sposo di Maria si affida ai suoi sogni premonitori. Nel Talmud si fornisce addirittura una chiave: interpretarli per il bene piuttosto che per il male. “A chi sogna un fiume venga in mente ‘stenderò la pace su di lei come un fiume’ (Isaia 66,12) e non ‘poiché l’angoscia verrà come un fiume’ (Isaia 59,19)”. Perché anche ai profeti capitava di svegliarsi di traverso

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