Poveri di calcio

L’amore per il calcio resiste persino alla noia del calcio moderno. Perché tutto è preferibile al baseball.
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August 2, 2026
Come gran parte degli italiani (e dei cittadini del mondo intero salvo gli americani che, si sa, impazziscono per il baseball) amo il calcio. Mi è sempre piaciuto giocarlo e vederlo giocare. Sono stato allo stadio centinaia di volte. Da piccolo sognavo di fare il calciatore. Purtroppo non ci sono riuscito e mi sono accontentato di infinite partitelle con gli amici. Ho anche fatto parte di una squadra che organizzava incontri per devolvere l’incasso in beneficenza.
Il punto più alto della mia carriera fu un “derby del cuore” in diretta tv dallo stadio di San Siro durante il quale sbagliai un calcio di rigore tirandolo sulla traversa. Raimondo Vianello mi si accostò per consolarmi: «Meglio, resta più impresso». Per settimane, in effetti, qualunque persona incontrassi si ricordava del mio fatale errore. È per tutto questo che soffro nello scoprire che oggi il gioco del pallone non mi appassiona più.
Forse è colpa della troppa tattica, della noia mortale che provocano le partite in televisione, dei telecronisti affetti da logorrea. Per non dire dei commenti stereotipati del dopopartita, una sequela di “sapevamo che”, “non ho niente da rimproverare ai ragazzi”, “il calcio è questo” e via banalizzando. Però devo resistere a tutti i costi. Non sono ancora pronto per il baseball.

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