Colpi di fulmine

L’amore a prima vista è sublime. Ma una seconda occhiata non guasta
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August 1, 2026
In tempi di cambiamento climatico, il colpo di fulmine evoca eventi metereologici estremi, tipo nubifragi e bombe d’acqua. Ma per chi coltiva ancora un pizzico di romanticismo, il pensiero va al magico e fatale istante in cui esplode l’amore a prima vista. Chi ha provato quel sentimento simile alla vertigine sa bene quante delizie e insidie comporti. Si diventa euforici, spudorati, o al contrario ci si paralizza. Il confine fra estasi e goffaggine si fa labile.
“Non riuscivo a staccare gli occhi da lei, ero emozionato, straziato, ilare, folle” dice Kurt Vonnegut in Ghiaccio Nove. Parole tratte da un romanzo di fantascienza che non striderebbero a commento di Genesi 29, 10-11 in cui si narra dell’incontro fra Giacobbe e Rachele. Il futuro patriarca era nei pressi di un pozzo ostruito da una pesantissima pietra e notò che i pastori attendevano rinforzi per rimuoverla. Ma quando la ragazza a lui predestinata apparve, “Giacobbe si appressò e rotolò la pietra dalla bocca del pozzo”. Una prova di forza inconsulta, frutto dell’adrenalina del momento.
E non basta. “Poi Giacobbe baciò Rachele, alzò la voce e pianse”. Una crisi di nervi in piena regola. Per gli esegeti più severi il significato è chiaro: d’accordo l’amore a prima vista, però forse meglio dare una seconda occhiata.

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