
Se qualcuno vi chiedesse: qual ĆØ il posto più solitario della Terra? Che cosa rispondereste? Il Giappone, in cui una societĆ ricca si atomizza perchĆ© la gente insegue il denaro e non le relazioni sociali creando il fenomeno sempre più globale degli hikikomori, il rifiuto dei giovani a comunicare? Gli Stati Uniti o le infinite terre rosse degli outback australiani? Sbagliereste come tutti, perchĆ© i sondaggi suggeriscono il contrario. Le societĆ occidentali individualistiche, dove più persone vivono da sole e la religione ĆØ marginale, tendono ad essere meno solitarie. Le persone delle regioni più povere sono molto più inclini allāisolamento e alla solitudine.
E il Continente più solitario di tutti, sorprendentemente, ĆØ l'Africa. Dove, poco più di un anno fa, oltre un quarto degli africani intervistati ha risposto di essersi sentito, poche ore prima che glielo chiedessero, terribilmente solo. Esiste una parola nelle lingue bantu che rappresenta una filosofia dellāAfrica poco dopo la linea del Sahara incentrata sulla compassione, la reciprocitĆ e l'interconnessione umana: "Io sono perchĆ© noi siamo". Eppure lāOrganizzazione mondiale della sanitĆ nel giugno scorso ha analizzato ben 23 serie di dati raccolti nei sondaggi, primo fra tutti il Gallup World Poll dai quali emerge il dato sorprendente che la solitudine non abita in Europa o in America, ma in Africa.
Il settimanale britannico The Economist ĆØ andato anche oltre, verificando che i dati āgrezziā Gallup indicano sempre che più una nazione ĆØ povera e più tende a essere anche abitata da solitari. E il luogo più solitario di tutti ĆØ il Madagascar, con il 70 per cento dei suoi 33 milioni di abitanti che sopravvive con meno di tre dollari al giorno. La maggior parte della popolazione non avrĆ mai visto i lemuri che cantano e danzano nel famoso cartone animato, nĆ© saprĆ che milioni di anni di isolamento hanno permesso a una sorprendente varietĆ di animali selvatici unici di evolversi nelle giungle della gigantesca isola dellāOceano Indiano. Inutile dire che se per i sociologi la solitudine ĆØ il doloroso divario tra le aspettative di connessione sociale e ciò che invece accade nella realtĆ , gli abitanti soprattutto della parte meridionale del Paese non sapranno mai (come invece dimostrato) che lāessere soli aumenta gli attacchi di cuore e di ictus, lāansia e i disturbi mentali (questa volta sƬ in maniera superiore nei Paesi più ricchi).
Eppure, come argomenta uno studio di Palmita Fortunato dos Santos, psicologa clinica del ministero della salita del Mozambico, la solitudine uccide come il silenzio. Gli fa eco anche lāOms che ha dimostrato, dati alla mano, che la solitudine ĆØ anche una malattia di chi migra, ma anche di chi rimane. I giovani che abbandonano i villaggi per andare a lavorare in fabbrica vivono āsnaturatiā nelle realtĆ urbane, mentre chi ĆØ rimasto e spesso anziano, malato senza assistenza e solo.
Alcune realtà continentali non vogliono però arrendersi. In Zimbabwe, per esempio, centinaia di "panchine dell'amicizia" sono state allestite fuori dalle cliniche. Le donne anziane, le "nonne", sono addestrate a sedersi, ascoltare, offrire consigli e incoraggiare le persone a cercare supporto. Oltre ad aiutare gli altri, anche le nonne stesse spesso trovano un nuovo scopo nella vita.
E anche nel centro agricolo di Ambovombe, nel sud del Madagascar qualcosa si muove: le persone con disabilitĆ si riuniscono ogni sabato in uno spazio messo a disposizione da un'organizzazione benefica cristiana. Socializzano e vanno a trovare altre persone disabili e sole. Un ciclone ha fatto crollare il tetto, ma la gente sta trovando il modo di ripararlo con le lamiere raccolte qua e lĆ . Si trovano al mattino e fino a sera lavorano tutti insieme.
ChissĆ come si dirĆ in malgascio āubuntuā?
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