Sguardi
Imparare a guardare oltre il visibile, finché nelle cose di ogni giorno affiori l’Infinito.
“Ed è in certi sguardi che si vede l’infinito”, tutti conosciamo il passaggio di questa famosa canzone di Franco Battiato e Carmen Consoli, ma come sono gli sguardi in cui si vede l’infinito? Come sono questi “certi” occhi abilitati all’infinito? (“Certi”, non tutti). Me lo sono chiesto, parlare di infinito porta quasi inevitabilmente a Leopardi “Sempre caro mi fu quest’ermo colle / e questa siepe, che da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude ma sedendo e mirando…” e mi sono ricordato che il poeta Davide Rondoni aveva scritto molto, e bene, su Leopardi. Cerco un suo intervento e trovo.
Dal suo sito: “L’uomo seduto è l’uomo che pensa. Quindi il mirando è un guardare che ha a che fare col pensiero, non è un puro senso (…) provo a guardare, pensando, qualcosa che è di là dalla siepe, queste cose che sono infinite, o che spero siano infinite”. Ecco, se vogliamo educare il nostro sguardo, se vogliamo per i nostri occhi la capacità di far intravedere l’infinito in chi ci osserva io credo che dobbiamo educarci a questo, e farlo quotidianamente, e farlo senza tregua, con l’insistenza degli innamorati: dobbiamo imparare a sederci e a guardare pensando, sederci davanti alle siepi delle cose di tutti i giorni mirando a qualcosa che è di là, imparare a vedere, credere, che la vocazione ultima di ogni cosa è l’Infinito. A questo siamo chiamati. Anche e soprattutto da credenti.
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