Pugilato

La boxe come lotta del corpo contro il KO e la morte: ma, nello sguardo compassionevole, anche la fatica diventa promessa di vita
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June 20, 2026
Sfoglio un vecchio catalogo fotografico, “Boxe” di James A. Fox, non ricordo come sia finito tra i miei libri, fotografie in bianco e nero, palestre, pugili, ring, allenamenti, vittorie e sconfitte, solitudine e, in mezzo, sempre, il corpo, anche quando non c’è, anche quando la fotografia riprende attrezzi per gli esercizi in attesa di essere riportati in vita da un fascio perfetto di muscoli in tensione. Non conosco il pugilato ma mi affascina. Questa lotta contro il KO che poi, come dice Aurelio Picca, scrittore e poeta, non è altro che una lotta contro la morte. Infatti, dopo poche pagine eccola, la morte.
La fotografia è uno sguardo attraversato dalle corde di un ring, una mano è appoggiata alle corde, sfinita, si vede solo l’avanbraccio, il resto del corpo è fuori dall’inquadratura ma dietro, sfuocato e presente, appeso a un muro candido: un crocifisso. Mi impressiona, quel segno trasforma la mano abbandonata del pugile in una Crocifissione. “Le mie fotografie (…) siano presa di coscienza di un mondo diverso che non era il mio e che ho avuto bisogno di tutto questo tempo per comprendere”, queste sono parole del fotografo, tempo per comprendere che siamo corpi in lotta per la sopravvivenza e destinati alla crocifissione, ma anche “le foto senza compassione e generosità saranno sempre senza vita” tempo per comprendere che ogni corpo immerso nella compassione e nella generosità è sempre destinato alla vita, come il Crocifisso.

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