Che desidera eternità

Una canzone di Guccini diventa memoria viva dell’amore: profumi, corpo, giardino, respiro e relazione si intrecciano fino a suggerire che siamo fatti per l’eterno, perché davvero esistiamo solo quando amiamo.
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June 3, 2026
“Vorrei conoscer l'odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino, respirare nell'aria sale e maggese, gli aromi della tua salvia e del rosmarino. Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero…” ricordo esattamente la stretta al cuore che mi provocò il primo ascolto di questo brano di Francesco Guccini tantissimi anni fa ma la cosa che mi stupisce è che l’emozione profonda si ripete ogni volta che le prime note raggiungono la mia anima. Non so quali intime corde riesca a toccare questo brano, so solo che l’inizio mi pare la descrizione di un corpo talmente vivo da sembrare eterno.
Profumi, piedi che camminano un giardino che l’amore sembra rendere paradiso, e poi il respiro e gli aromi, sembra davvero la condizione perfetta di un corpo che fa esperienza di eternità, qui, adesso, come se l’Infinito fosse qualcosa non solo di possibile ma di naturale. Siamo fatti per l’amore. E l’amore non può morire “che l'oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all'infinito”. Sarà per questo che ad un certo punto il cantautore regala l’ennesima perla “…perché non sono quando non ci sei”. Un corpo che non esiste se non nella relazione d’amore, siamo partoriti alla vita dall’altro. La canzone si intitola “vorrei”, e mi pare una luminosissima speranza d’eterno.

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