Non ti conosco da un po’

“Non ti conosco da un po’” diventa un invito a non presumere mai di sapere tutto degli altri: ogni persona, come la Chiesa, custodisce una parte nascosta che chiede rispetto, ascolto e amore.
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June 15, 2026
Non ti conosco da un po’
“Poi ti scrivo una cosa fuori luogo, perché non ti conosco da un po’”, io sorrido alla lettura di quella frase, ripeto mentalmente “non ti conosco da un po’”, sottolineando quel “non” che pare essersi infilato non invitato e rispondo, immediatamente, stupidamente “è un refuso bellissimo, ne farò un articolo”. Ma non era un refuso. Chi mi scriveva quel messaggio voleva proprio dirmi che mi stava scrivendo un messaggio anche se, da un po’ di tempo, non mi conosceva più come credeva di conoscermi un tempo. Cercava di proteggere le sue parole da un’indebita invasione, ammetteva, con frase cristallina, la possibile fragilità della sua tesi. Accettava di parlare da un terreno franoso: quello che io ero diventato a lei sfuggiva, e così rischiava di andare fuori bersaglio. Il cuore del messaggio non importa.
Neppure di quanto abbia mancato il centro, non è quello che conta, è l’intenzione che va salvaguardata, l’approccio relazionale. Io non ti conosco da un po’. E proprio in nome di questo mistero misuro le parole e accetto il rischio di sbagliare: ma te lo dico, mi espongo, quasi mi scuso in anticipo. Ho pensato a quante volte, al contrario, mi capita di incontrare persone che credono di conoscere, che sono convinte di sapere, che si atteggiano a quelle che hanno capito tutto. Ho ripensato a tutti gli incontri, sono i peggiori, in cui qualcuno viene con le idee chiare e, spesso, mettendosi nel ruolo della vittima, cerca in me un alleato contro il “sistema”.
Contro i parroci e le parrocchie e i vescovi, contro chi sta distruggendo il sacro, contro chi è politicamente nel posto sbagliato… di solito mi irrigidisco. Sempre, questi incontri che non incontrano, mi intristiscono. Quando cerchiamo solo alleati e non confronti, quando tentiamo di ammiccare volendo farci accettare, quando crediamo di avere tutto chiaro, lì è la fine. “Non ti conosco da un po’” mi pare la frase da tenere incastrata nel cuore quando ci avviciniamo al mistero della vita dei fratelli. Ho ripensato a tutte le volte che io ho espresso giudizi troppo netti sulle persone, alle volte che ho dato per scontato di conoscere il mistero che ognuno è, all’automatismo innescato da quella frase terribile “ormai ti conosco da un po’…” che andrebbe saggiamente sabotata da un “non”: io non ti conosco da un po’ e, davvero, per fortuna, non ti conoscerò mai davvero del tutto. In mattinata avevo letto le primissime pagine, maestose, di un vecchio libro del teologo Hans Urs Von Balthasar, “Punti Fermi”, le sue parole ruotavano attorno a una poesia di Matthias Claudius:
“Vedete là in alto la luna?
Per metà soltanto la scorgete,
ed è pur rotonda e bella!
Quante cose
leggermente irridiamo
perché con gli occhi non vediamo”
Von Balthasar parla del modo di affrontare i problemi della Chiesa intesa come struttura e commenta:
“Ci lambicchiamo il cervello e ci rompiamo il capo su «problemi di struttura» della Chiesa, quasi che la Chiesa fosse in sé una struttura e non piuttosto, per sua natura, il dono trasparente di se stesso che Dio fa spontaneamente a noi – molto prima che la Chiesa diventi la nostra risposta, che è adeguata solo quando pronuncia il sì, il grazie e l’amen dell’amore”.
A volte, purtroppo, è proprio questo che non vediamo: la parte nascosta e misteriosa delle persone e della Chiesa: “il dono trasparente di se stesso che Dio fa spontaneamente a noi”. Smarrire questo è perdere l’essenziale, è renderci incapaci di vivere nell’amen dell’amore.

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