I compiti dei bambini valutati con l’Ai? I genitori chiedono lo stop
Ad Albany, nello Stato di New York, le scuole pubbliche usano Snorkl, un software di intelligenza artificiale che ascolta le spiegazioni degli alunni e assegna un punteggio al loro ragionamento. I genitori protestano.

Snorkl, l’IA che valuta i compiti degli alunni
Che cosa succede se un bambino scrive una parolaccia durante un esercizio che sta svolgendo al computer? Il programma avvisa l’insegnante e invita l’alunno a riprendere il proprio lavoro: questo è l’esempio mostrato alle famiglie dai responsabili delle scuole pubbliche di Albany, capitale dello Stato di New York. Ma, come ha raccontato al quotidiano locale Times Union una madre, Caroline Corrigan, i bambini usavano già quel programma prima che fosse presentato ai genitori. Si chiama Snorkl e funziona così: l’insegnante assegna un esercizio, per esempio un problema di matematica, e l’alunno spiega al computer come lo ha risolto, spesso a voce. In pochi istanti l’intelligenza artificiale dà alla risposta dei bambini un punteggio da che va da 0 a 4 e fa alcune domande per aiutare il bambino a migliorarsi. Il docente può cambiare il punteggio e scegliere se far vedere immediatamente al ragazzo i commenti scritti dal programma oppure, se vuole, può modificarli prima di condividerli. Il voto finale, precisano le scuole di Albany, spetta comunque all’insegnante. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, Snorkl è già usato in oltre 10.000 scuole nel mondo.
Il ruolo della spiegazione a voce e i risvolti dell’uso della macchina
La voce ha un ruolo importante: secondo Instruction Partners, un’organizzazione che studia questi strumenti in classe, circa il 70% delle risposte date a Snorkl contiene una registrazione audio. Al primo tentativo i punteggi sono spesso bassi perché i bambini non hanno capito di dover rispondere parlando. E quando i commenti arrivano all’alunno senza che il docente li abbia prima controllati, sta succedendo che una macchina giudica (senza discernimento umano) il ragionamento di un bambino di quarta elementare (cioè di otto/nove anni).
Le ragioni della scuola, le proteste dei genitori
Joseph Hochreiter, responsabile delle scuole cittadine, difende l’uso del software: questi programmi, sostiene, vengono usati per poco tempo, aiutano gli alunni e permettono agli insegnanti di seguirne meglio i progressi. Assicura inoltre che l’IA non sostituirà mai i docenti. Per Harrison Watkins, padre di tre studenti e tra i coordinatori del gruppo di genitori Schools Beyond Screens (Scuole oltre gli schermi), c’è però un altro problema: nessuno ha consultato le famiglie prima dell’adozione del software. Già a giugno alcuni genitori avevano chiesto di sospendere l’IA in classe, ottenendo la promessa di chiarimenti durante l’estate, ma adesso una petizione con oltre cinquecento firme chiede di fermarne l’uso per due anni.
Si impara davvero meglio? Mancano le prove
Corrigan vuole che qualcuno risponda alla sua domanda: con Snorkl si impara meglio rispetto alla classica lezione frontale in classe o al tradizionale compito scritto? Per ora possiamo limitarci ad esprimere opinioni, perché la ricerca non è in grado di dare una risposta certa al quesito di Corrigan. Secondo Instruction Partners, infatti, mancano studi indipendenti che dimostrino che il programma aiuti a imparare meglio: anche un rapporto interno della Giffen Memorial, una scuola elementare di Albany, riconosce che bisogna ancora capire come affiancare i commenti dell’IA alle spiegazioni dell’insegnante.
I limiti all’IA nelle scuole, da New York all’Europa
A livello globale sta accadendo che le scuole stanno fissando dei limiti all’uso dell’Ai. Il 2 settembre la città di New York ha sospeso per un anno l’uso dell’IA generativa per tutti gli alunni fino alla terza media: sono stati vietati i programmi che creano testi in risposta alla richiesta degli utenti. Il distretto scolastico di Bethlehem considera ad alto rischio i sistemi che valutano il livello di preparazione degli alunni e vieta i giudizi automatici senza la valutazione di un docente. Anche la normativa europea sull’IA prevede tutele specifiche per questi strumenti, ma i relativi obblighi scatteranno solo a dicembre 2027.
Informare le famiglie (a cose fatte) non è coinvolgerle
Ad Albany, la discussione riguarda soprattutto come e quando si fa discernimento: presentare alle famiglie un algoritmo già in uso significa informarle, mentre coinvolgerle significa chiedersi insieme, prima di introdurlo, a che cosa serva e se sia necessario. Per un bambino, spiegare a voce come ha risolto un problema è fondamentale…ma c’è un adulto disposto ad ascoltarlo o vogliamo far parlare i ragazzi con le macchine?
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