In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
«Qual è il più grande comandamento?», gli chiedono, che è come dire: «Cosa conta davvero? Tra le tante norme e prescrizioni, tra riti e digiuni da osservare, tra salmi e preghiere da recitare, qual è davvero il succo spremuto della fede?». Apre una voragine questa domanda, quasi si avverte che ci deve essere un filo nascosto, un midollo incandescente che lega regole e leggi, che dà loro il senso, il gusto, il fine. In fondo anche in noi risuona questa domanda: «Cosa conta davvero? Che cosa tiene insieme la mia vita?». E Lui risponde: «Amerai… con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente.». Qualcuno ha detto che il cuore è il nostro baricentro, quel punto cioè in cui troviamo l’equilibrio, un centro di gravità invisibile che orienta e non consente deviazioni o deragliamenti o pericolose inclinazioni, come quando si sta in piedi su una barca. Ogni vita ha un centro, come uno sguardo fisso su qualcosa: il lavoro, il denaro, l’immagine che si dà di sé, una ferita, una paura, un torto ricevuto, il cercare di piacere o compiacere: tutta roba che se ne sta là, nel nostro cuore, depositata come un macigno che pesa e che ci impone la sua direzione. «Tutto il cuore, anima, mente», ci dice oggi Gesù: se ami non basta un pezzetto, un rimasuglio, un angolino della vita. Ci chiede un amore intero, da innamorati, quando non c’è cellula del nostro corpo, né pensiero, né respiro che non sia rivolto alla persona amata. Un amore difficile, completo, che completamente muove, dirige, orienta. Un amore che non riguarda soltanto il cuore, ma anche il modo in cui pensiamo, perché possiamo scegliere, decidere, comprendere a partire dall’amore. È come se Gesù oggi ci dicesse: «Se vuoi che la tua vita ritrovi il suo equilibrio, torna all’amore». E poi arriva il secondo comandamento dell’inarrestabile Gesù, un comandamento “simile”, cioè che partecipa della stessa forma, della stessa qualità, dello stesso carattere del primo. “Simile” è parola che mette in relazione e Lui lega ciò che noi siamo tentati di separare: Dio e l’uomo, cielo e terra, visibile e invisibile. Indissolubili. E allora è come se ci dicesse: «Il Dio che non vedi ha il volto di chi puoi vedere, di chi ti cammina accanto, che chiede riparo, compassione, misericordia». È un unico movimento dell’anima, è amore, tutto intero. Tutto converge qui, in una parola che ha il peso dell’eternità.
(Letture: Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1,5-10; Mt 22,34-40)
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