La ricetta del Baskin: quando il campo diventa una mensa di fraternità

Il basket inclusivo nei chiostri del monastero per scoprire il sapore della diversità. Lo sport come una grande dispensa, fatta di profumi e sapori che si incontrano
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June 18, 2026
La ricetta del Baskin: quando il campo diventa una mensa di fraternità
Un giocatore di baskin con il pallone
C’è un’arte sottile nel saper dosare gli ingredienti affinché nessuno prevalga sull’altro, ma tutti concorrano a creare un sapore nuovo, unico e inaspettato. In cucina, come nella vita, il segreto non sta nell’usare prodotti identici, preconfezionati, ma nel permettere a ogni spezia, a ogni ortaggio e a ogni granello di sale di sprigionare la propria identità all’interno di un progetto comune. Recentemente, il chiostri del nostro monastero di Sant'Anna ha risuonato di un’energia nuova: quella di l’associazione Virtus Bastia di Baskin, uno sport che è molto più di un gioco, è una vera e propria "piazza" di inclusione dove la diversità non è uno slogan, ma la regola fondamentale del campo.
Il Baskin, o basket inclusivo, mi ha subito ricordato la sapienza della Regola di San Benedetto, che già 1700 anni fa eliminava i divari sociali e culturali, garantendo a tutti - a partire dal più "piccolo" - lo stesso diritto di parola e di cittadinanza. In questo sport, proprio come in una grande dispensa, fatta di profumi e sapori dai colori caldi e vivaci, ogni giocatore ha un ruolo individuale e necessario, fatto su misura, che rende ognuno “unico” nella sua specificità.
É difficile racchiudere in un’unica metafora culinaria questo incontro, sarebbe troppo poco, troppo riduttivo, questa realtà ci ha mostrato che è bello stare insieme in tante modalità, che spesso vanno al di là del pensabile finche non ci si mette in gioco in prima persona. Nel Baskin è costituiva la diversità umana, che ne diventa “regola”, ognuno ha il suo numero che rappresenta un modo preciso di stare in campo. Con i suoi canestri laterali e i ruoli assegnati in base alle capacità di ciascuno, riflette quel "senso della misura" e quell'attenzione al dettaglio che noi monache cerchiamo di vivere ogni giorno. È una disciplina che obbliga all'ascolto dell’altro, con attenzione e dettaglio. Sul campo, come alla nostra mensa di prossimità, non si corre da soli per arrivare primi; si vince solo se si è capaci di "andare al passo del più lento", valorizzando anche quel "pizzico di sale" che ogni atleta, con la sua fragilità e la sua forza, porta con sé.
Vedere questi ragazzi giocare, stare insieme, raccontarsi insieme alle loro famiglie, il loro allenatori, i loro accompagnatori è stato come assistere alla preparazione di un pane arabo condiviso con un dolce egiziano: un incrocio di sguardi e mani che costruisce relazioni di prossimità. Il Baskin favorisce un'inclusività reale perché ribalta il concetto di "scarto": chi nella società verrebbe messo da parte, qui diventa il perno attorno a cui ruota l'azione, ricordandoci che "nessuno si salva da solo". È l'applicazione pratica del "criterio del comune", dove il privato e il pubblico si incontrano per generare bellezza e nuove alleanze. Questi atleti ci hanno insegnato, semplicemente mostrandoci come giocano, come stanno insieme,  che non serve essere uguali per essere uniti; serve invece la volontà di stare insieme alla stessa mensa del gioco, rispettando i tempi di maturazione di ciascuno. Grazie a questa associazione per averci ricordato che l'"arriverai" di San Benedetto non è una meta solitaria, ma una promessa comunitaria che si realizza quando ogni "chiunque tu sia" trova il suo posto nel mondo, trasformando la propria unicità in un dono gratuito per tutti.

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