L’unicità del melograno: il “Sì” di suor Ilaria in un’unica sinfonia di chicchi
Suor Ilaria entra a far parte di questa "orchestra" monastica non per annullarsi in un’uniformità grigia, ma per aggiungere il suo colore specifico alla nostra corona

C’è una sapienza antica che abita la terra e che, nel silenzio dell’orto monastico, si rivela attraverso frutti che sembrano scrigni di mistero. Tra questi, il melograno occupa un posto d’eccezione: un frutto dalla buccia coriacea, quasi severa, che però custodisce al suo interno una complessità straordinaria. Aprirlo significa scoprire un poliedro di rubini, una moltitudine di chicchi unici, trasparenti e differenti tra loro, eppure tenuti insieme da sottili membrane bianche che creano una trama perfetta di unità. Questa immagine di biodiversità raccolta in un unico abbraccio è diventata per noi la parabola vivente della consacrazione monastica di suor Ilaria, che la nostra comunità ha celebrato con gioia lo scorso 9 agosto.
In una giornata densa di significato, nella festa di Santa Teresa Benedetta della Croce e sotto la presidenza di monsignor Nunzio Galantino, abbiamo visto suor Ilaria fare spazio alla Parola, proprio come il melograno fa spazio a ogni suo singolo chicco durante la maturazione. La sua scelta di vita non è una fuga dal mondo, ma un esodo interiore verso quel "comune" dove il privato e il pubblico si incontrano e negoziano una nuova bellezza. Come scrive San Benedetto nella sua Regola, consacrarsi significa impegnarsi in un cammino che inizia con un “ascolta” profondo e tende verso un “arriverai” promesso a chi sa abitare il tempo con fedeltà.
Suor Ilaria entra a far parte di questa "orchestra" monastica non per annullarsi in un’uniformità grigia, ma per aggiungere il suo colore specifico alla nostra corona. Il melograno ci insegna infatti che l’unità non è mai omologazione: ogni chicco ha la sua forma e il suo succo, ma solo insieme costituiscono la ricchezza del frutto. Nella nostra vita comunitaria, questo si traduce nel riconoscere l’unicità di ciascuna sorella, garantendo a tutte — a partire dall'ultima arrivata — lo stesso diritto di parola e la stessa dignità, affinché "nessuno si salvi da solo".
La celebrazione, arricchita dalla riflessione di monsignor Galantino, ci ha ricordato che “l’amore è fatto di attenzione e bellezza” ed è cosi che suor Ilaria, nel suo "sì", ha scelto di indossare il "grembiule della prossimità", ponendo la cura della fragilità e l'ascolto dell'altro al centro della propria esistenza, avendo come modello San Benedetto. È un impegno a restare equidistanti dal centro per poterlo custodire insieme, abitando il paradosso di una solitudine che non è isolamento, ma spazio aperto all’incontro con il Padre e con i fratelli.
Oggi, guardando a suor Ilaria, sentiamo che la nostra comunità si è arricchita di un nuovo sapore che esalta il tempo e lo spazio della nostra quotidianità. La sua consacrazione, avvenuta nel cuore dell'estate e sotto lo sguardo di una martire sapiente come Edith Stein, è un invito per tutti noi a riscoprire la bellezza di essere "chicchi" di un unico melograno, chiamati a generare pace e unione nelle tribolazioni del mondo. Grazie a Sr. Ilaria per averci ricordato che, se camminiamo al passo del più lento, l'arriverai comune non lascerà indietro nessuno, trasformando la nostra diversità nell'unica vera sinfonia di Dio.
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