Il lievito della riconciliazione: l’impasto nuovo di una generazione in cammino

Il senso profondo della riconciliazione risiede proprio nel "mettersi a tavola con tutti", condividendo un tempo che è un sostare fecondo che restituisce peso a ciò che viviamo
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August 6, 2026
La Chiesa della Porziuncola custodita a Santa Maria degli Angeli @Vatican media
C’è un’immagine molto familiare che abita le nostre cucine: quella di un tavolo ancora nudo dove riposano solo gli ingredienti base. Farina, acqua, un pizzico di sale e quel misterioso pezzetto di lievito che attende di essere attivato. Presi singolarmente, dicono poco, ma è nella loro unione che si gioca la possibilità di un nutrimento vero. Questa stessa dinamica di trasformazione ha animato, lo scorso 2 agosto, la marcia del Perdono di Assisi, quando migliaia di giovani da tutta Italia si sono riversati a Santa Maria degli Angeli, portando con sé la propria specifica e preziosa "materia prima" umana, stanca, gioiosa, creativa. Ogni ragazzo che ha camminato verso la Porziuncola rappresentava un ingrediente unico di questa "piazza di persone". Non erano lì per un’uniformità che omologa, ma per costruire un’unità che valorizza le molteplici diversità, proprio come accade in una grande orchestra dove ogni strumento è necessario. In quella folla non c’erano "scarti", ma volti e storie che chiedevano di essere riconosciuti come "stati nascenti" di una nuova civiltà. Vedere questi giovani muoversi insieme è stato come assistere alla nascita di un impasto corale, dove la fragilità di ciascuno non è un peso, ma il punto di partenza per una "prossimità" che accorcia ogni distanza.
Il perdono cristiano, cuore di questa festa, non è un semplice colpo di spugna, ma il lievito che permette all'impasto di crescere. È una scelta dirompente che interrompe le catene della violenza e della disumanizzazione che spesso segnano la nostra storia. Riconciliarsi significa scegliere di non essere più nemici, ma di riscoprirsi fatti della stessa terra e dello stesso soffio di vita. È un atto di "cura della fragilità" che mette al centro il bene dell'altro, trasformando l'indifferenza in un impegno politico nel senso più nobile del termine: il bene comune.
Questa marcia ha mostrato che il perdono è un ponte gettato verso l'altro, capace di far dialogare mondi apparentemente lontanissimi. Il senso profondo della riconciliazione risiede proprio nel "mettersi a tavola con tutti", condividendo un tempo che non è fretta o efficienza, ma un sostare fecondo che restituisce peso a ciò che viviamo. In questo processo, il "pizzico di sale" del sapere evangelico impedisce che le relazioni diventino insipide, richiamandoci costantemente alla nostra creaturalità.
Alla fine del cammino, l'immagine che resta è quella di un pane spezzato e condiviso, metafora di una vita che si fa dono gratuito per l'umanità. Questi giovani ci hanno ricordato che, se sappiamo "chiamare insieme" ogni diversità all'interno di una cornice di pace, l'impasto della nostra società può ancora lievitare verso orizzonti di giustizia. Grazie a loro, il Perdono di Assisi non è stato solo una ricorrenza, ma un'epifania di bellezza che ci educa a riconoscere in ogni "chiunque" un fratello con cui condividere la stessa mensa del mondo.

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