Il sapore della pazienza: la marmellata di E.
Nella nostra Regola, l’invito è a “nulla anteporre all’amore", mettendo al primo posto proprio la cura di chi è più fragile

C’è una sapienza particolare nel fare la marmellata, un’arte che richiede di saper scegliere il frutto, mondarlo con cura e, soprattutto, saper attendere che il fuoco compia la sua lenta trasformazione. Non è un processo che si può abbreviare; richiede quella stessa attenzione al dettaglio e quel senso della misura che San Benedetto indicava come cardini per ogni azione umana. Recentemente, questa metafora si è fatta carne e storia nell’incontro, seppur mediato da uno schermo, con E., una bambina che ha imparato a conoscere il sapore della vita attraverso una "cottura" precoce e difficile, sospesa per anni tra le mura di casa e quelle di un ospedale.
La storia di E. è una di quelle che profumano di unicità. Proprio come il frutto che, prima di diventare dolcezza spalmabile, deve passare attraverso la prova del calore e la separazione da ciò che è superfluo, così questa piccola "creatura" abita da tempo uno spazio di fragilità che interroga profondamente il nostro modo di guardare il tempo. Il suo papà ci ha contattato dopo averci conosciuto tramite il programma, chiedendoci di unirci alla "rete" di preghiera per lei e di inviarle un video per il suo compleanno. In quel gesto semplice, la prossimità si è fatta tangibile, ricordandoci che le relazioni possono farsi vicine "nonostante i km di distanza geografica" .
Preparare quella dedica è stato come aggiungere lo zucchero necessario a bilanciare l’acidità di una prova troppo grande per una bambina. Nella nostra Regola, l’invito è a “nulla anteporre all’amore", mettendo al primo posto proprio la cura di chi è più fragile. E. ha ricevuto quel video come si riceve un vasetto di marmellata preziosa, un concentrato di energia e colore che ora non smette di guardare. Quel video è diventato per lei un luogo in cui "abitare lo spazio" della festa, trasformando un momento ordinario in una piccola "epifania" di bellezza che le permette di non sentirsi sola nelle tribolazioni.
Vedere come un piccolo gesto possa diventare il "vasetto" che custodisce il sapore di un sorriso ci insegna che “nessuno si salva da solo". E. non è una "scarta" della società, ma un "membro piccolo" della nostra comunità umana a cui spetta lo stesso diritto di gioia e di parola di chiunque altro. La sua insistenza nel rivedere quel video ci educa a rallentare e a dare peso a ciò che viviamo, scoprendo che la fede, proprio come una buona marmellata fatta in casa, è un legame indissolubile che unisce il cielo alla terra.
Grazie a E. e alla sua famiglia per averci permesso di entrare nella loro cucina esistenziale. Ci ricordano che, se sappiamo "ascoltare" il battito della fragilità, possiamo davvero sperare in un “arriverai" comune, dove ogni vita, per quanto segnata dal dolore, possa riscoprirsi come un dono gratuito, feriale e straordinariamente dolce.
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