Tv, social e palco: il piano di Meloni a due settimane dal referendum

La premier è intervenuta con un video social da 13 minuti per spiegare le ragioni del Sì: così ha inaugurato la sua rincorsa finale. E giovedì sarà all'evento di FdI a Milano
March 9, 2026
Tv, social e palco: il piano di Meloni a due settimane dal referendum
Manifesti elettorali per il referendum costituzionale sulla giustizia
A meno di due settimane dal referendum sulla giustizia, la premier Giorgia Meloni torna a metterci la faccia. E lo fa senza tentennamenti, dopo che negli scorsi giorni la guerra in Medio Oriente aveva consigliato toni bassi e spostato l’attenzione mediatica altrove, lasciando il “pallino” della campagna al solo ministro della Giustizia Carlo Nordio, o quasi.
Meloni (ri)scende in campo con tutti gli strumenti utili: ieri è arrivato un videomessaggio social da 13 minuti «per fare chiarezza» ma anche «rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale», dichiara la premier prima di spiegare la separazione delle carriere, il sorteggio del Csm e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Ma soprattutto Meloni smentisce ancora una volta eventuali collegamenti tra l’esito del voto e la sorte dell’esecutivo. «Usano lo scudo del Governo perché non vogliono una riforma che è sacrosanta. Il Governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No», dichiara la leader di FdI, invitando a votare «per voi e per i vostri figli, non pensando a cosa sia meglio per il Governo o per il singolo partito».
«Non succederà come a Renzi, perché al nostro esecutivo non servono conferme», ribadisce il Guardasigilli Nordio. Nel suo video social però, Meloni rispolvera anche il dossier di FdI con i casi di giudici che hanno fatto carriera a fronte di errori o condotte negligenti. «Se un magistrato, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla», prosegue la premier. Poi, per difendere il sorteggio, cita il presidente del Tribunale di Brescia «contrario alla riforma – spiega la leader di FdI – che ha detto queste testuali parole: “Se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati, questi decideranno secondo il loro arbitrio”». 
La presidente del Consiglio conferma anche la sua partecipazione all’evento “Una riforma che fa giustizia”, giovedì al teatro Franco Parenti di Milano, organizzato da Fratelli d’Italia (per ora senza gli altri partiti della coalizione, a conferma di una campagna non proprio unitaria nel centrodestra). Il via libera definitivo arriva dopo giorni di ragionamenti sull’opportunità o meno di salire sul palco, dato che gli effetti della guerra in Medio Oriente ormai si fanno sentire anche alle nostre latitudini, da ultimo per il caro-benzina. Palco e social ma anche tv: e così la premier domenica è stata ospite anche del programma Fuori dal Coro su Rete 4, rispolverando le accuse ai giudici «che ci impediscono di governare», in particolare per i mancati rimpatri degli stranieri irregolari, ma annunciando anche l’invio degli ispettori in Tribunale dopo la decisione di separare la madre dai figli nel caso della “famiglia nel bosco”. 
E il cambio di passo del fine settimana riaccende anche le opposizioni. «Stiamo assistendo a un impegno crescente della presidente del Consiglio», attacca il leader 5 stelle, Giuseppe Conte, secondo cui dopo aver visto i sondaggi – i dati attuali non possono essere riferiti per via del silenzio elettorale – «si sono passati parola e hanno cercato di impostare una campagna referendaria che non rendesse protagonista il Governo ma è inevitabile che questo accada», perché «questa è una riforma ad alto tasso politico». Il messaggio di Meloni sul referendum «conferma che la destra continua a sostenere il Sì con slogan, bugie e propaganda», rincara Angelo Bonelli (Avs). «Il video di Giorgia Meloni sul referendum in cui attacca tutti i suoi avversari, che sia la sinistra o la magistratura, è il miglior spot per il No», conclude Riccardo Magi (+Europa). Mentre per Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No della società civile, «la magistratura non impedisce alla politica di governare, esercita semplicemente il proprio ruolo autonomo e indipendente di controllo di legalità e questo, evidentemente, per qualcuno rappresenta un fastidio».
In questo scenario, viene tirato in ballo ancora il tormentone sanremese “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, già arruolato (con smentita del diretto interessato) per il fronte del No. Questa volta è la deputata leghista Simonetta Matone a schierarlo invece per il Sì, con una postilla, diciamo così, folkloristica: «Visto il titolo aiuta anche per il referendum, è un potente additivo – dichiara a Un giorno da pecora –. Diciamo che è un brano che va bene per quei matrimoni pacchiani, che a me piacciono moltissimo, che si fanno in provincia di Napoli».
Ma a scatenare la polemica sono soprattutto le parole della capo gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, alla tv siciliana Telecolor. «Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, sono plotoni di esecuzione», ha detto Bartolozzi (indagata per il caso Almasri) durante un confronto con la senatrice Ilaria Cucchi (Avs). «In 13 minuti la presidente Meloni ha provato a raccontare le ragioni del Sì. In 13 secondi Giusi Bartolozzi le ha azzerate tutte», la risposta della deputata dem, Simona Bonafè. Dopo il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e nonostante il caos mediorientale, insomma, i toni sembrano destinati a rialzarsi parecchio da qui al 22 e 23 marzo.

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