Meloni: L'Italia in Iran non è in guerra e non intende entrarci

La premier interviene sul conflitto non prendendo posizione sulla scelta degli Usa di attaccare Teheran, ma assicurando che il governo sta lavorando per evitare speculazioni sui prezzi. Il presidente Trump conferma la sintonia e l'amicizia con la premier
March 9, 2026
Un frame mostra Giorgia Meloni mentre interviene al programma 'Fuori dal coro' su Rete 4. Foto Ansa
Un frame mostra Giorgia Meloni mentre interviene al programma 'Fuori dal coro' su Rete 4. Foto Ansa
L’Italia non è in guerra e non intende entrarci. Ma dato che l’Italia rischia comunque di essere coinvolta dalle conseguenze della crisi nel Golfo, il governo lavora per evitare che ci siano speculazioni dal conflitto in Iran e che, soprattutto, aumentino i prezzi dei carburanti. La premier Giorgia Meloni, dopo i continui attacchi delle opposizioni, chiarisce la posizione del nostro Paese, non dando una valutazione dell’attacco di Usa e Israele a Teheran, nello stesso giorno in cui il presidente americano Donald Trump ribadisce la sintonia e la salda amicizia con la nostra premier. Lo fa rispondendo ad una telefonata del Corriere della Sera in cui il tycoon ricorda che la premier italiana continua a essere «un'ottima leader e una mia amica» e una partner che «cerca sempre di aiutare».
Una stretta alleanza che non cambia però la posizione del nostro governo sul conflitto. «Non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo», conferma Meloni che giustifica la presenza italiana nei paesi del Golfo come un'azione «solo a scopo difensivo». Sul conflitto, dice rispondendo a chi dall’opposizione la incolpa di non prendere posizione sulla viceda, «non sono afona». Tant'è che - è la premessa - «condivido le parole del ministro della Difesa, Crosetto», ammettendo che siamo in «un quadro in cui sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale». Ma non da oggi con l'attacco all'Iran, è la precisazione. Per Meloni, i precedenti sono «moltissimi», l’ultimo è l'invasione russa a Kiev. Ma al dilemma se condivida o condanni l'incursione di Usa e Israele contro l'Iran non si sbilancia: «Proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due». E la motivazione è questa: «Non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica». Ricorda infatti che escluso il premier spagnolo Sanchez, «nessun altro ha condannato l'iniziativa, così come nessuno sta partecipando al conflitto».
Meloni risponde così, di fatto, alle opposizioni che dopo le dichiarazioni del presidente americano, avevano chiesto una smentita al governo. Specie per quella disponibilità all'aiuto che anima i sospetti di una prossima entrata nel conflitto, a partire dall'uso delle basi Usa. Sull'origine del conflitto, Meloni si allinea alla versione già data da Tajani in Parlamento dove la premier andrà a riferire mercoledì: «È conseguenza del fatto che non si è riusciti a chiudere un accordo sul nucleare iraniano» e, sottolinea, «il rischio di un livello di arricchimento dell'uranio, che è molto più alto di quello che serve per usi civili». Non nasconde che l'Italia possa essere coinvolta dalle conseguenze della guerra «sul piano della sicurezza interna e sul piano economico». Dunque conferma l'impegno a combattere la speculazione. Pronta anche ad «aumentare le tasse alle aziende» che tentassero di far ricadere i costi della guerra sulle bollette, colpendo i consumatori.
Sulla benzina in particolare il governo sta valutando «il meccanismo delle accise mobili, viene anche richiesto da parte dell'opposizione, stiamo studiando da qualche giorno il meccanismo», continua ancora la premier, aggiungendo che sul fronte prezzi, «l'Autorità dell'energia ha attivato una task force, credo che già domani avremo i primi report per monitorare il prezzo dell'energia. Il ministro Urso ha messo al lavoro quello che noi chiamiamo “mister Prezzi”, cioè il sistema di monitoraggio che viene attivato per verificare che non ci siano aumenti ingiustificati, in particolare sulla benzina e sui generi alimentari».

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