Schlein e Conte accettano la sfida: noi pronti a governare. Ma la premier li innervosisce sulla leadership

La leader del Pd battibecca con Meloni sui dati del lavoro: solo menzogne. Il leader M5s: «La premier "sceglie" Elly? Non decide lei...».
April 9, 2026
Schlein e Conte accettano la sfida: noi pronti a governare. Ma la premier li innervosisce sulla leadership
Elly Schlein durante l'informativa alla Camera
Meloni lancia il guanto di sfida, Schlein e Conte lo raccolgono al volo. La segretaria del Pd e il leader del Movimento cinque stelle sono tra i primi a intervenire in replica all’informativa della presidente del Consiglio, che più volte li ha chiamati in causa in un’ora di discorso alla Camera dei deputati. Il bersaglio preferito della premier è la leader dem, che non si sottrae. Tra le due anche un momento di battibecco indiretto: Schlein giudica «menzogne» tutti i dati sul lavoro citati dalla presidente del Consiglio, Meloni scuote la testa, si chiede «ancora?» e rivolgendosi ai ministri dice ad alta voce: «Tutto falso».
Evidentemente sia Schlein sia Conte hanno considerato strumentale l’invito della premier a un invito nel merito. E il loro intervento è molto politico. Per Schlein quello di Meloni è un «discorso di autoconvincimento, lei ci sfida ma avete già perso quella sfida perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne. Si vede che avete molta voglia di tornare all'opposizione, vi accontenteremo. Se non è troppo impegnata con gli scandali dei suoi ministri, vi mando una cartolina dal Paese reale, quello in cu negli ultimi 4 anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali». Schlein poi elenca le “promesse mancate” del Governo: «Chi pensate di prendere in giro, presidente? Dovevate aumentare le pensioni minime a 1000 euro, le avete aumentate di un paio di caffè. Volevate occuparvi di denatalità, ma oggi in Italia nascono ancora meno figli. Volevate occuparvi di sicurezza, ma i reati sono aumentati e sapete solo scaricare le vostre responsabilità sui sindaci. Ma se volete fare una cosa seria, riportate in Italia i soldi che avete buttato in quei centri illegali in Albania e usateli per aumentare le forze di polizia e pagare meglio i loro stipendi. Avete fatto solo repressione. Negando la prevenzione. E se aveste messo un euro per ogni nuovo reato sulla sanità pubblica, le liste d'attesa oggi sarebbero già alla metà». E anche sulla politica estera, che potrebbe essere terreno di incontro, nessuno sconto: «C'è l'articolo 11 che non lascia spazio a dubbi: l'Italia ripudia la guerra. Presidente, 2 giorni fa il presidente Trump ha detto che sarebbe morta e ha minacciato di morte un'intera civiltà. E lo stesso uomo per cui lei ha proposto il Nobel per la pace. Ma quale Nobel per la pace? Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti, ma ci si sta a testa alta dicendogli che si sbaglia, dicendo a lui come a Netanyahu che si devono fermare».
Conte sa di essere in una tenaglia tra le due leader, che tendono a polarizzare sulle loro figure. E fa a spallate: Meloni, dice il capo M5s, «ci ha sfidato oggi, perché la faccia ce la mette, la faccia tosta non le manca. Se ci vuole sfidare sappia che qui ha avuto già tante proposte, che lei ha respinto, costruttive. Non vorrei commentare – continua - le dimissioni dei suoi ministri, lei oggi ha avuto la faccia tosta di dire che antepone l'interesse nazionale alla solidarietà di partito, ma per tre anni li ha tenuti lì, quindi ha distrutto l'interesse nazionale per tre anni e addirittura si è dovuta umiliare con un comunicato stampa per ottenere dimissioni dalla sua ministra, ma come può, se non riesce a ottenere dimissioni da Santanchè, andare a parlare con Macron?». E ancora quella parola, «menzogne», che rimbalza tra banchi del Governo e banchi dell’opposizione. «La smetta – attacca Conte - con tutta questa retorica, con queste menzogne: gli italiani le hanno dato una sveglia, se ne renda conto, noi siamo pronti per la sfida progressista, ma da tempo». E anche da lui arriva l’affondo su Trump:  «La sua subalternità a Trump è ignobile, lei sta contribuendo a distruggere il diritto internazionale».
Concluso il dibattito alla Camera, però, ciò che resta nel campo largo è soprattutto il palese tentativo di Meloni di accreditare Schlein e lasciare nell'ombra Conte. «Meloni ha scelto Schlein? - commenta con i cronisti il capo di M5s -. Il futuro premier non lo sceglie lei...».

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