Primo sì della Camera al ddl sul nucleare. Ora il testo passa al Senato

L'obiettivo del governo è arrivare all'ok definitivo entro la pausa estiva e ai decreti attuativi entro l'anno. Pichetto Fratin: «Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza»
Google preferred source
June 4, 2026
Il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in conferenza stampa alla Camera dopo l'approvazione del ddl sul nucleare. Ansa/Stefano Secondino
Il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in conferenza stampa alla Camera dopo l'approvazione del ddl sul nucleare. Ansa/Stefano Secondino
Primo via libera del Parlamento al ddl sul nucleare. La Camera dei deputati ha infatti approvato stamani in Aula il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare sostenibile, con 155 sì, 86 no e 8 astenuti e ora il provvedimento passa al Senato. Il governo conta sull'approvazione definitiva prima della pausa estiva, per emanare i decreti attuativi entro la fine dell'anno. La legge delega ha lo scopo di ridare all'Italia una normativa sul nucleare. Il testo contiene numerose novità, dallo smantellamento degli impianti già presenti sul territorio nazionale alla possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare i nuovi siti.
«Con l'approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile compiamo un un passo importante per il futuro energetico dell'Italia. Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all'inizio del prossimo decennio», dice il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aggiungendo che «il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza». L’obiettivo del governo, ricordato anche dal ministro, è avere «un'Italia meno dipendente dall'estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese. La bolletta arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilitàverso le prossime generazioni».
Plaude all’approvazione anche il vicepremier Antonio Tajani per cui la legge è «un primo passo storico verso l'indipendenza energetica dell'Italia». Il nucleare di nuova generazione, aggiune, «non è una scelta ideologica, ma uno strumento necessario per garantire alle prossime generazioni energia pulita, prezzi competitivi per famiglie e imprese e maggiore sicurezza per il Sistema Paese. Anche coloro che dicono no a tutto si dovranno arrendere, ne vale il futuro dell'Italia». Soddisfazione espressa anche dall'altro vicepremier Matteo Salvini: «L'Italia non può fare a meno dell'energia nucleare. È la cosa più urgente e importante per abbassare, in prospettiva, le bollette per le famiglie e le imprese. Però dobbiamo partire coi progetti entro la fine della legislatura».
Cosa prevede il ddl
Una volta approvata dai due rami del Parlamento, tramite la legge delega le Camere conferiranno al governo una delega, da esercitare entro un anno, per disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il testo definisce i campi d'intervento dei futuri decreti governativi, tra cui: la disciplina per la costruzione e l'esercizio di impianti nucleari (SMR, AMR e micro-reattori); la produzione di idrogeno tramite energia nucleare; la gestione del combustibile esaurito e la sicurezza nucleare; la riorganizzazione della governance, con il riordino delle funzioni degli enti competenti. Inoltre, vengono stabili i criteri direttivi che l'esecutivo deve seguire nel redigere i decreti: garantire i massimi standard di sicurezza e protezione della salute; semplificare i procedimenti autorizzativi; prevedere misure di compensazione e beneficio per i territori ospitanti gli impianti; assicurare la partecipazione dell'industria italiana alla filiera tecnologica.
Le opposizioni
Il provvedimento è stato approvato tra le proteste in Aula. A cominciare da Avs, i cui deputati al momento del voto hanno mostrato dei cartelli sul posizionamento delle centrali in Italia e sulle ragioni per dire no al nucleare. «State scrivendo una pagina nera della storia della Repubblica disprezzando il voto popolare con 55 milioni di italiani che dissero no al nucleare», le parole di Angelo Bonelli per cui «55 milioni di italiani hanno detto no con due distinti referendum, state facendo carta straccia della volontà popolare, vi ergete a essere qualcosa di superiore. Ho sentito cose fastidiose, che 55 milioni di persone hanno sbagliato». La produzione di energia nucleare in Italia, inaugurata nella prima metà degli anni '60 del secolo scorso, si è fermata sul finire degli anni '80, a seguito del referendum promosso dopo l'incidente avvenuto il 26 aprile 1986 alla centrale di Chernobyl.
Non è «ideologicamente contro il nucleare» il leader di M5s Giuseppe Conte (anche se i pentastellati hanno votato contro alla Camera stamane perché il ddl invece torna al passato), per cui sul tema «valutiamo con approccio pragmatico. Io sono favorevole alla fusione, perchè lì si produce energia pulita, non si producono scorie. È una prospettiva che dobbiamo abbracciare». Mentre sul nucleare oggi, sottolinea «si parla di fissione, dicono che non stanno pensando a grandi centrali. Adesso si parla di modularità, ma sono sempre di vecchia generazione e le scorie le producono lo stesso. Devono dire la verità agli italiani, ci vorranno 15-20 anni, ma non riescono nemmeno a decidere dove fare il centro per le scorie. Questo nucleare non è il futuro, è il passato e come sempre nessuno lo vorrà a casa propria».
Favorevole alle novità contenute nella legge delega Azione che, come ricorda il leader Carlo Calenda, «oggi abbiamo votato a favore del disegno di legge delega per la reintroduzione del nucleare in Italia. Era nel nostro programma e Azione ha fatto una grande campagna per il nucleare. È l'unica energia che ci consente di essere indipendenti, di pagare poco e di emettere nulla. Un passo avanti importante per l'Italia».
Il sì della Camera, per il presidente di Noi Moderati, «segna un altro passaggio fondamentale per affrontare le grandi sfide energetiche che l'Italia ha davanti. Il nucleare di terza e quarta generazione ci consentirà di costruire un piano energetico moderno, capace di rafforzare la nostra autonomia strategica, ridurre la dipendenza da fonti fossili e paesi terzi e garantire maggiore sicurezza degli approvvigionamenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire