Per uno sviluppo di qualità, e non di quantità
Nella Magnifica humanitas papa Leone XIV auspica di guardare oltre al Pil, indicatore ormai superato di una crescita solo economica: l'Onu ha l'occasione di fare un passo concreto

«Si rileva la necessità di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente … La messa a punto di parametri e metriche complementari al Pil è decisiva per migliorare i dati di base utilizzati per effettuare analisi, assumere decisioni politiche e di politica economica e selezionare le priorità regionali, nazionali e internazionali». Così si legge nel paragrafo 159 della Magnifica humanitas ed è la prima volta che un Papa si esprime in modo così netto su una questione che da decenni impegna i ricercatori di discipline diverse e numerose organizzazioni internazionali.
Al di là della felicità che ho provato (come persona che da 25 anni si batte per «andare oltre il Pil») leggendo queste parole, segnalo la tempestività e l’importanza delle parole del Papa, visto che l’Assemblea Generale dell’Onu sarà chiamata nei prossimi mesi a esprimersi sul Rapporto «Misurare ciò che conta» del Gruppo di esperti nominati nel 2025 dal Segretario generale Antonio Guterres, nel quale abbiamo formulato numerose raccomandazioni alle organizzazioni internazionali, ai governi, agli istituti di statistica e alla società civile per superare definitivamente l’uso del Pil come metro dello stato di salute di un Paese e del mondo. Come la Laudato si’ di maggio 2015 fu una spinta importante alla firma dell’Agenda 2030 (settembre) e dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico (dicembre), spero che la Magnifica humanitas favorisca l’accoglimento delle nostre raccomandazioni, pienamente coerenti con il contenuto dell’Enciclica.
Mentre il Pil si concentra sul valore della produzione conseguita in un anno, noi proponiamo di misurare il «benessere equo, inclusivo e sostenibile» guardando alla condizione delle persone e del Pianeta oggi e nel futuro, concetto che si ritrova al par. 84 dell’Enciclica: «La qualità dello sviluppo si misura infatti dalla sua capacità di tenere insieme, senza separarle, la giustizia verso le persone e la custodia della Casa comune, favorendo condizioni di vita dignitose, accesso ai beni necessari, relazioni sociali giuste, cura del creato e attenzione alle generazioni future”. Più in dettaglio, nella nostra proposta identifichiamo tre elementi “fondanti” di ogni società, senza i quali non può esserci benessere e che anche il Papa sottolinea come indispensabili per lo sviluppo integrale: la pace, la tutela dei diritti umani, il rispetto per il Pianeta.
Proponiamo poi di considerare sette dimensioni che generano il benessere attuale delle persone e dell’ambiente di cui siamo parte (le condizioni materiali e il lavoro, la salute, l’educazione, la sicurezza, la coesione sociale, la qualità delle istituzioni, le condizioni dell’ambiente), cui si aggiunge lo stato di benessere valutato soggettivamente dalle persone, così da cogliere quei fenomeni (come la solitudine, i legami affettivi, la spiritualità) non abbriacciati dalle altre dimensioni. È un approccio molto coerente con quanto indicato dal Papa: «Lo sviluppo è integrale quando non si riduce all’ambito economico, ma promuove la qualità della vita nelle sue dimensioni spirituali, culturali, morali e relazionali, nel rispetto della Casa comune, della diversità dei popoli e dei loro modi di vivere» (par. 83).
Proponiamo anche di misurare non solo le sette dimensioni del benessere attuale per i diversi gruppi socioeconomici, guardando quindi all’equità e all’inclusione, ma anche l’equità intergenerazionale, cioè la sostenibilità. Analogamente, nell’Enciclica si legge che «la giustizia esige il riconoscimento dei diritti sociali e dei diritti dei popoli, e include la responsabilità verso chi verrà dopo di noi». Infine, ma non meno importante, nel Rapporto si riconosce l’importanza di fenomeni quali l’evoluzione tecnologica (tra cui l’Intelligenza Artificiale), ma essi vengono considerati “mezzi” e non “fini”, e quindi non sono inclusi nel “benessere” per le persone e il Pianeta. Non a caso il Papa ricorda che: «se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si ‘ha di più’, ma non si ‘è di più’, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce» (par. 94).
Papa Leone sottolinea che «l’introduzione di nuovi parametri consentirà di valutare, con uno sguardo ampio e adeguato ai tempi, gli effetti delle deliberazioni legislative e regolamentari su dignità del lavoro, prosperità condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente. Essa inciderà sul concetto stesso di sviluppo, sui processi formativi, sulla mentalità e le opinioni pubbliche, e anche sulla pace, che è vera solo se fondata sulla giustizia». Se, dunque, i contenuti del Rapporto ora all’attenzione dell’Assemblea Generale dell’Onu appaiono pienamente in linea con i contenuti dell’Enciclica, la diplomazia vaticana potrebbe svolgere un importante ruolo nel negoziato già avviato per rivedere le regole contabili mondiali, attuando ciò che indica l’Enciclica: «lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme» (par. 62).
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