Caro carburanti, scade il taglio delle accise: cosa succederà dal 7 giugno?
Per ora niente voucher da 100 euro per
le famiglie più bisognose. Decreto ministeriale per
il rinnovo
degli sconti
al distributore (in scadenza domani), che saranno
però “mobili”

L’ultima proroga al taglio delle accise scade domani e un intervento per alleviare il peso del caro carburanti su famiglie e imprese è ineludibile. In effetti si pensava sarebbe arrivato nel Consiglio dei ministri di oggi, con un voucher di 100 euro a disposizione dei nuclei più fragili, ipotesi circolata mercoledì sera. Ma così non è stato. Quindi, per il momento, non ci sono certezze se non quelle offerte da Giancarlo Giorgetti nel question time alla Camera. La prima è che si procederà con un decreto ministeriale, anche se per farlo, ha chiarito il titolare del Mef, bisognerà «valutare quanto è la disponibilità», cioè attendere che la proroga attuale arrivi a scadenza. Solo a quel punto, «e in base alle condizioni di mercato», si potrà andare avanti. La seconda è che verrà introdotto il meccanismo delle accise mobili ovvero il finanziamento del taglio delle tasse sul carburante attraverso l’extragettito Iva. Un sistema diverso dal taglio prorogato finora, che era comunque finanziato (almeno in parte) dall’extragettito Iva, ma era stabilito in misura fissa dai decreti del Governo e non collegato in automatico alle risorse via via disponibili.
Restano alcune questioni aperte. Per esempio: le accise mobili valgono per tutti e questo mina l’esigenza di modulare il provvedimento secondo il bisogno effettivo di cittadini e imprese. Quindi resta da capire se il ricorso alle accise mobili pregiudicherà o meno l’introduzione di altri interventi a favore delle famiglie vulnerabili (come sarebbe stato il voucher di 100 euro)?
C’è poi l’altra questione, che riguarda la mano tesa arrivata mercoledì da Bruxelles. Usare la flessibilità concessa dall’Unione aumenterà comunque il deficit e poiché lo spazio di manovra, come spiegato dallo stesso Giorgetti, «non è esagerato» il Governo «non può permettersi di sbagliare» e intende valutare «con calma» prima di muoversi. In quale direzione, però, il titolare del Mef non lo ha spiegato. Ha però detto che il rispetto del percorso di spesa certificato dalla Commissione «ci offre un'ulteriore possibilità per venire incontro ai problemi di famiglie ed imprese». Il punto è che quello 0,6% del Pil entro il quale potremo spendere senza sforare i parametri del Patto di stabilità deve essere destinato solo a investimenti per le rinnovabili e non per misure mirate al taglio del costo dell’energia o per bonus di altro genere. Inoltre Roma è ancora sotto procedura per deficit eccessivo e le eventuali spese oggetto di flessibilità andrebbero comunque ad aumentarlo. Per questo la parola d’ordine, per il momento e fintanto che durerà la crisi di Hormuz è cautela: «Non si è vinto un derby. Ma sono soddisfatto di aver lavorato seriamente, silenziosamente e aver girato mezza Europa per portare questo risultato a favore delle famiglie e delle imprese italiane – ha detto ancora Giorgetti –. Mi si dice “fate in fretta”. Ma io ho detto “con calma” non perché vorrei prendermi tempo, semplicemente perché questo è l'annuncio della commissione, deve essere approvato dal Consiglio europeo, ci sono altri passaggi da fare».
Di fatto si resta nell’indeterminatezza e le opposizioni lo fanno notare: «Cosa accadrà dopo il 7 giugno a famiglie e imprese alle prese con il caro energia? Nulla! Perché il Governo come al solito ha deciso di non decidere – ha attaccato il capogruppo dem in Senato Francesco Boccia –. Giorgetti evita di dire la verità: Bruxelles offre spazio per fare investimenti nella transizione. Non offre risorse per continuare a navigare a vista o per tagliare temporaneamente le accise».

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