
La vicepresidente dell'Eurocamera Pina Picierno lascia il Pd. E in un'intervista a Il Foglio ne spiega i motivi: «La casa dei riformisti non c'è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni». Fonti vicine alla vicepresidente del Parlamento europeo spiegano che Picierno aderirà al Partito Democratico europeo, del quale è segretario Sandro Gozi e che all'Eurocamera milita nel gruppo Renew. E proprio Gozi spende parole di apprezzamento per la scelta di Picierno: «Ha avuto il merito di affermare una verità che molti vedono e pochi hanno il coraggio di dire. Non si può essere europeisti a giorni alterni, atlantisti a convenienza o riformisti solo a parole. Abbiamo il dovere costruire una grande forza europea di governo, che unisca riformisti, liberali, democratici ed ecologisti pragmatici, per rispondere in modo credibile alle sfide del nostro tempo». Subito l'eurodeputata tedesca Marie-Agnes Strack-Zimmermann (Fdp), componente del Bureau del gruppo liberale, si schhiera: Picierno aveva buoni motivi per cambiare. I vertici del Pd non commentano. Picierno spiega ancora: «Ho avuti moltissimi dubbi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato...». Una analisi cruda e un epilogo che suona come una sfida alla leader del Pd. «Il Pd non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro... Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto». Il primo a tendere la mano è Carlo Calenda: «Pina Picierno ha avuto il coraggio di lasciare il Pd per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l'europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera - Ucraina in primis - non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi. Spero che potremo lavorare insieme per costruire un'alternativa europeista, liberale e riformatrice», scrive su X il leader di Azione. Poi tocca all'ex capogruppo del Pd Marcucci anche lui incapace di restare nel partito che aveva contribuito a far crescere. «Il Pd è irreversibilmente cambiato, ha un'altra storia rispetto all'atto di fondazione del partito. Gli attacchi, spesso violenti e ingenerosi dei militanti contro la vicepresidente del Parlamento Europeo, il contemporaneo silenzio dei vertici, della segretaria Elly Schlein, ci racconta che la natura di quel partito ha preso una direzione lontana dal riformismo e dalla liberaldemocrazia. Una certezza che ognuno di noi ha avuto abbandonando il Pd. Stimo da anni Pina Picierno, il suo coraggio, il suo rigore e condivido i suoi obiettivi per il futuro. Ci saranno tante battaglie da fare insieme», chiosa il presidente del partito Liberaldemocratico.
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