Governo e rapporti con Trump: alle Camere va in scena una Meloni «testardamente unitaria»

L’attesa informativa in Parlamento dopo la sconfitta al referendum: quel risultato «ci ha fatto bene». Bacchettata a Piantedosi. La premier cerca il corpo a corpo con la leader del Pd, Schlein: «Vi sfido nel merito». Cosa ha detto la presidente del Consiglio
April 9, 2026
Meloni alla Camera il 9 aprile 2026/ REUTERS
Meloni alla Camera questa mattina / Reuters
Quasi un’ora di intervento, 19 cartelle lette tutte d’un fiato e tre messaggi: il Governo va fino in fondo, inutile cercare di scardinare la sua posizione su Trump e, terzo messaggio, Schlein e Conte la vittoria nel 2027 dovranno sudarsela sul campo. L’attesa informativa di Giorgia Meloni alle Camere apre la lunga maratona parlamentare, che vedrà intervenire tutti i leader di maggioranza e di opposizione, tra lettura del voto referendario, crisi internazionale e scandali che hanno travolto l’esecutivo nelle ultime settimane.

«Referendum occasione persa, ma onoreremo il nostro impegno
con gli italiani»

Il punto di partenza obbligato è il referendum, che ha dato un «esito chiaro». Certo, prosegue la premier, «rimane il rammarico di aver perso un’occasione». Da qui l’auspicio, apparentemente lanciato nel vuoto: «Il cantiere di questa riforma non venga abbandonato». Ma «per quanto riguarda noi, la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto». E siccome il Governo non ha fatto altro che rispettare il programma, si va avanti. «Voglio sgomberare il campo da troppe fantasiose ricostruzioni e delineare quello che sarà – annuncia Meloni -. Leggo, ormai da settimane, bizzarre ricostruzioni sulle conseguenze del voto referendario. Si continua a parlare di dimissioni imminenti del governo, di rimpasti, di fase 2, 3 o quattro del governo. Di ripartenza. Alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Non c’è alcuna ripartenza da fare. Non servono nuove linee programmatiche. Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto». E ovviamente, nessun voto anticipato. «Quanto alle dimissioni – ironizza la premier- probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Ed è lo scenario che l’opposizione teme di più, tanto che definisce questo governo un “pericolo per l’Umanità” ma non ne invoca le dimissioni. Posizione bizzarra, di chi evidentemente ostenta una sicurezza che non ha».
Dopo una carezza ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, la premier affronta molto velocemente le dimissioni chieste e ottenute dal sottosegretario Delmastro e dalla ministra Santanché, oltre che dalla ex capa di gabinetto alla Giustizia Bartolozzi: «Non sono state scelte semplici né indolori, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l’interesse della Nazione a quello di partito. Perché non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che nulla hanno a che fare con l’azione di Governo, e che finiscono per oscurarla».

Con Ue e Trump «testardamente unitari»

Prevenendo la domanda “stai con l’Ue o con Trump?”, Giorgia Meloni prova a scansare il fosso (ma le opposizioni sul punto non le daranno tregua). «Nella crisi iraniana la posizione italiana è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa».
Nel merito dell’attuale fase del conflitto, la linea di Roma è «cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore». Lo scenario da scongiurare, per l’Italia, è quella degli extra-dazi per passare nello Stretto: «Questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili. È quindi interesse prioritario dell’Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio». Su questo punto, conferma Meloni, «siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento».
Ma tornando a Trump, nodo che la premier non sembra voler eludere, ma nemmeno sciogliere. È «innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l’attuale Amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche: distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario. La storia, insomma, bussa, e l’Europa è chiamata a non fallire questo banco di prova». Ma nonostante i passi che l’Ue deve fare per rendersi autonoma, la premier continua a credere «nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente. Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara all’onorevole Schlein, che noi siamo “testardamente unitari”. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo. Siamo “testardamente occidentali”». Ma, ovviamente, «per stare insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d’accordo. Come abbiamo fatto in passato con i dazi. Come abbiamo fatto per difendere l’onore dei nostri soldati in Afghanistan. Come abbiamo fatto sulla Groenlandia. E, da ultimo, come abbiamo fatto con la guerra in Iran, un’operazione militare che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella».
Trump si porta dietro Israele, nel ragionamento della premier: «Abbiamo a più riprese chiesto a Israele di fermare l’escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione Unifil a cui l’Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l’Europa. Con la stessa franchezza abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità. Con fermezza ancora maggiore ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale Unifil, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell’intera nazione».

Energia, lotta alle mafie, casa: il rilancio del Governo (con bacchettata a Piantedosi)

Più volte durante la sua informativa Giorgia Meloni sembra rivolgersi direttamente a Elly Schlein per sfidarla «nel merito», mentre a Giuseppe Conte dedica solo riferimenti indiretti alle sue misure economiche, tipo il superbonus. La premier rivendica la scelta di essere andata nel Golfo a difendere gli approvvigionamenti energetici. E sebbene dica che non c’è bisogno di un programma di fine legislatura, nei fatti poi lo articola. Si parte dall’ultimo decreto-energia, ma poi lo sguardo si allunga ai prossimi mesi. Intanto, «se la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato». Poi ci sono le questioni interne: il lavoro povero, oggetto del decreto che arriverà il prossimo 1 maggio. L’applicazione del blocco navale temporaneo previsto negli ultimi provvedimenti sulla sicurezza. L’annuncio del sostegno del Governo alla proposta di legge Colosimo per togliere la patria potestà ai boss mafiosi. E questo tema dà la possibilità a Meloni di togliersi i sassolini dalla scarpa circa la foto con il collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, risalente al 2019 ma venuta fuori nei giorni scorsi. «Rispondo con il sorriso e con i fatti all’ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni. Vi sfido anche su questo. Non sono solita ingerire nel lavoro delle commissioni parlamentari d’inchiesta, ma mi permetto di chiedere alla commissione parlamentare antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso». Altro annuncio di fine legislatura della premier, l’introduzione della figura dell’ausiliario dei Carabinieri e delle Forze di polizia, assumendo 10 mila unità di volontari in ferma prefissata «per fare attività di sicurezza e controllo del territorio». Tuttavia, proprio sulla sicurezza la premier si reputa non soddisfatta. Pare una bacchettata al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, anch'egli finito nella bufera per vicende che al momento sono state archiviate come private, ma i cui aspetti politici sottolineano abbondantemente le opposizioni. E dopo un appello ai governatori a lavorare insieme sulle liste d’attesa, la premier rilancia anche il piano per 100mila nuovi alloggi a prezzi calmierati: anche questo provvedimenti arriverà il primo maggio. «L’ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo di attesa – conclude Meloni -. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati». E il no al referendum non ha spento l’esecutivo. Ma ha imposto alla premier di «riflettere» e «rimettere tutto in discussione»: e alla fine della riflessione, «se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta». È il guanto di sfida alle opposizioni per il 2027.

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