"La Rai che ho vissuto": Piero Badaloni racconta la televisione pubblica

Lo storico giornalista ripercorre la sua carriera e ricostruisce la storia del Tg1. Tagliafico: «Narra un'intera stagione del giornalismo e la tiene in vita»
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June 4, 2026
"La Rai che ho vissuto": Piero Badaloni racconta la televisione pubblica
Presentazione del libro "La Rai che ho vissuto", teatro auditorium di Libera
La storia di Piero Badaloni, noto giornalista della Rai, è la storia del Tg1 e di un’epoca in cui il servizio pubblico si fondava su valori e principi che oggi si fatica a ritrovare. È proprio Badaloni a raccontarlo nel suo nuovo libro “La Rai che ho vissuto”, presentato ieri a Roma nel teatro auditorium dell’associazione “Libera”. Come cronista, prima della parentesi politica da presidente della Regione Lazio e prima di diventare corrispondente dalle grandi capitali eruopee, seguì alcuni degli eventi più noti e drammatici della storia del nostro Paese: dall’incidente di Vermicino, al terremoto dell’Irpinia fino al ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Entrando in Rai all’indomani della riforma del 1975, che spostò il controllo dell’azienda dalle mani del Governo a quelle della Commissione parlamentare di vigilanza, Badaloni conobbe il Tg1 della prima ora, che, insieme al Tg2, faceva del rispetto del pluralismo un principio imprescindibile
Proprio alla luce di quel luminoso passato, il giornalista guarda alla Rai di oggi: «Il pluralismo dell’informazione è uno di quei beni intangibili di cui si nutre la democrazia. Quando il servizio pubblico radiotelevisivo non lo rispetta come dovrebbe, viene meno la possibilità per i cittadini di formarsi un’opinione in modo corretto, che è essenziale per il funzionamento di una democrazia sana». Badaloni spiega che il libro è nato come un’opera corale, raccogliendo testimonianze ed esperienze di tanti storici giornalisti della Rai, tra questi anche Beppe Giulietti, che in un messaggio inviato per la presentazione del libro, ha rimarcato la necessità di restituire dignità alla televisione pubblica: «È arrivato il momento di ribellarsi alla Rai di oggi. Un tempo c’era l’idea che non si dovevano alimentare le paure e le insicurezze degli spettatori. Se si vuole salvare il servizio pubblico bisogna tornare ad annodare i fili di quelle radici».
Un passato che, secondo Barbara Scaramucci, ex giornalista Rai e presidente dell’associazone Articolo 21, non ha lasciato traccia: «La lottizzazione c’era anche allora, ma la priorità assoluta era la qualità. Le riunioni di redazione all’epoca erano momenti creativi, vivaci, anche di scontro, ma le redazioni erano forti e coese. Tutto questo si è perso». Nel corso della presentazione, sono però emersi anche spunti per ricondurre la Rai alle istanze originarie del pluralismo: «Esiste uno European media freedom act che stabilisce l’indipendenza del servizio pubblico dagli organi di governo e l’Italia non lo rispetta - ha spiegato Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa Italiana -. A questo punto, non resta che sperare in una procedura di infrazione europea». Ipotesi che non convince Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, che ha invece rimarcato la necessità di concentrarsi sul dibattito italiano: «Finché con ogni nuovo governo cambieranno anche i vertici Rai, la situazione rimarrà sempre la stessa. Bisogna puntare su una riforma della governance». Per Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai, «si tratta semplicemente di ritornare alla Costituzione».
In virtù di tutto questo, il libro di Badaloni analizza il passato anche per capire quanto la politica abbia influenzato l’informazione della Rai e quanto il servizio pubbico odierno abbia perso le istanze originarie. Daniela Tagliafico, storica giornalista Rai, spiega che il volume «racconta un'intera stagione del giornalismo e la tiene in vita».

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