Intervista a Schlein: «Guerra illegale.
Fare di tutto per un negoziato»

La segretaria del Pd a tutto campo, a partire dalla situazione internazionale: il regime iraniano deve fermare gli attacchi, ma Trump e Netanyahu stanno violando il diritto
March 20, 2026
La segretaria del Pd Elly Schlein. Foto Ansa
La segretaria del Pd Elly Schlein. Foto Ansa
Segretaria Elly Schlein, la premier Meloni ha detto di no a Trump su Hormuz, in linea con l'Europa. La nuova posizione italiana si avvicina a quella del Pd?
Siamo tutti d'accordo che il regime iraniano deve fermare gli attacchi contro i Paesi del Golfo, ma bisogna chiedere anche a Trump e a Netanyahu di smettere, perché i loro attacchi violano il diritto internazionale. Bisogna chiedere un cessato il fuoco immediato e spingere tutte le parti a tornare alla via negoziale, insistere per la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, tra cui c'è anche Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace. Bisogna fermare questa guerra illegale che viola il diritto internazionale, e che gli italiani non vogliono pagare.
Il Governo ha risposto prima no alla vostra proposta di ridurre le accise sulla benzina. Poi mercoledì il Cdm ha varato il taglio temporaneo. Perché lei ha parlato di uno «spot elettorale»?

Siamo stati i primi a chiedere al Governo di restituire ai cittadini le tasse in più che ogni giorno, dall'inizio della guerra entrano per gli aumenti stellari dei carburanti. E di farlo riducendo le accise che loro hanno aumentato in manovra. Ma questo decreto dura solo 20 giorni e se non si ferma questa guerra illegale rimarrà uno spot elettorale, mentre qui serve una risposta strutturale. Anche perché noi chiedevamo di attivare le accise mobili. Ma questo decreto è finanziato da tagli, quindi potevano farlo già 15 giorni fa e non a 3 giorni dal referendum. Meloni dovrebbe chiedere anche un tetto al prezzo del gas in Europa come si fece 3 anni fa. E invece vanno a chiedere di sospendere l'Ets, così da passare dritti dalla dipendenza dal gas di Putin a quello di Trump. Non è una strategia brillante.
Perché avete preferito al tavolo sulla guerra una linea diretta con il Governo?
Abbiamo concordato con la presidente del Consiglio di tenere un canale aperto per un flusso di informazioni che è fondamentale abbiano anche le opposizioni. Per questo io tengo un filo diretto con il ministro della Difesa, ogni giorno per gli sviluppi preoccupanti da seguire. Ma voglio chiarire una volta ancora che Khamenei era un dittatore sanguinario che non rimpiangeremo. Il punto però è che se fai attacchi unilaterali che violano il diritto internazionale e smantelli le sedi multilaterali come le Nazioni Unite, prevale solo la legge del più forte e del più ricco. Per questo abbiamo chiesto al Governo di trarre le conseguenze dal fatto che abbiano riconosciuto anche loro che gli attacchi sono fuori dal diritto internazionale. Perciò chiediamo alla premier di assicurare già da ora che, se Trump dovesse chiedere l'utilizzo delle basi in Italia per sostenere questi attacchi illegali, la risposta sia un no. La storia ci ha insegnato che la democrazia non si esporta con le bombe. In Venezuela il punto era il petrolio. Siccome è un anno che Giorgia Meloni rivendica una relazione privilegiata con Trump (di cui forse Trump non si è accorto visto che non li ha nemmeno avvertiti degli attacchi militari, tanto che il nostro ministro della Difesa si trovava a Dubai), non vogliamo che l'Italia si ritrovi in guerra senza accorgersene: deve dirgli di fermarsi.
Il Board of peace ha avuto una scarsa efficacia. Si poteva evitare di partecipare come osservatori o è utile mantenere un rapporto privilegiato con Trump?
Si doveva evitare di andarci. La Costituzione è chara: l’Italia deve partecipare agli organismi sovranazionali solo in condizioni di parità. Ma come fa ad esserci parità in un organo inventato da Trump per sostituire le Nazioni Unite, di cui si è autoproclamato capo a vita? Per lavorare alla pace in Medio Oriente è imprescindibile una prospettiva chiara per il riconoscimento dello Stato di Palestina e il pieno coinvolgimento dei palestinesi. Trump si è fatto trascinare in questa guerra da Netanyahu senza una strategia. La strategia di Netanyahu è una guerra permanente con i Paesi del Medio Oriente. Prima ancora, l’Italia avrebbe dovuto dire di no all'aumento della spesa militare al 5%, obiettivo sbagliato e irraggiungibile, che mette a rischio lo stato sociale italiano. Abbiamo l'unico Governo europeo che non ha detto parole chiare sulla Groenlandia, e sul Venezuela ha parlato addirittura di legittima autodifesa. Ma questa subalternità a Trump danneggia l'interesse nazionale. Il punto è che il Governo non riesce a scegliere fino in fondo l'Europa. Meloni si dice contraria al superamento del diritto di veto che è necessario, contraria alla difesa comune e non fa la battaglia per gli Eurobond e gli investimenti comuni.
Domenica si vota per il referendum. Che conseguenze si aspetta dal risultato?
Se vince il No ci eviteremo una riforma sbagliata e dannosa per il Paese e per gli italiani. Spero che gli italiani difendano l'equilibrio tra i poteri disegnato dai nostri costituenti e che si eviti una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini. E anzi, spacca e sorteggia Il Consiglio superiore della magistratura, a cui i nostri costituenti hanno affidato il compito di garantire l'indipendenza dei giudici. La giustizia si può migliorare, ma non mettendo i giudici sotto il controllo del governo.
Se vince il Sì seguiranno le altre riforme in cantiere?
Chiaramente questa riforma costituzionale non è arrivata da sola, ma dopo un'autonomia differenziata fatta senza un euro, che aggrava le diseguaglianze nel Sud e nelle aree interne. E arriva insieme a un'altra riforma costituzionale, quella del premierato, che accentra ancora di più il potere nelle mani di chi governa, a scapito delle prerogative del Parlamento e del presidente della Repubblica, che per noi non si toccano.
Se vince il No, non chiederete al Governo di andare a casa?
No, noi lo batteremo alle prossime elezioni politiche, con la nostra coalizione progressista che stiamo costruendo non solo contro il Governo Meloni, ma sulle cose che vogliamo fare insieme e che stiamo già portando avanti. Per la festa del papà, non posso che ricordarne una in particolare, una proposta di legge a mia prima firma e condivisa da tutte le forze di opposizione, che chiede un congedo paritario.
Dopo il voto di domenica, si farà un tavolo delle opposizioni, per strutturare l’alleanza con un programma comune?
Sicuramente discuteremo insieme le modalità per costruire il programma dell'alternativa e anche per la scelta della guida. Ma non partiamo da zero: abbiamo fatto molte iniziative in Parlamento e nelle piazze. Dal salario minimo alla sanità pubblica, alla scuola. Nell'ultima manovra con la coalizione abbiamo presentato un pacchetto di emendamenti condivisi, con una visione del futuro del Paese che offriremo agli italiani.
Restando ai “tavoli”, per le prossime riforme, come la legge elettorale, discuterete con la maggioranza?
Questa riforma costituzionale al voto domenica e lunedì è la prima nella storia della Repubblica che esce dal Parlamento esattamente come c'è entrata, blindata dal governo. Quindi i presupposti non sono i migliori. La proposta avanzata dalla destra è un antipasto di premierato e contiene un premio talmente abnorme che consentirebbe di arrivare a eleggere il presidente della Repubblica al vincitore.
C’è un nuovo caso Delmastro per la premier?
Delmastro sta mettendo in difficoltà Meloni. Non poteva non sapere di aver fondato una società con la figlia diciottenne di un indagato poi condannato per mafia. Se è vero che la premier era a conoscenza dei fatti già da un mese. Gli italiani hanno diritto ad avere una sua presa di posizione chiara. E non dopo il referendum, ma subito. Anche perché Delmastro è già condannato in primo grado per aver rivelato informazioni coperte da segreto a Donzelli. Meloni la smetta di difendere i suoi e cominci a difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani.

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