Il Quirinale concede altre tre grazie. Una è per il gioielliere siciliano Gianni

Il capo dello Stato firma alcuni provvedimenti di clemenza, fra cui quello di un commerciante di preziosi che nel 2008 sparò a tre rapinatori, uccidendone due e ferendo un terzo. Un caso che ricorda quello, più recente, del piemontese Mario Roggero, per cui il centrodestra ha invocato tempo fa un'analoga decisione presidenziale
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October 7, 2026
Il Quirinale concede altre tre grazie. Una è per il gioielliere siciliano Gianni
Nella combo il luogo dove è avvenuta la tentata rapina al gioielliere, Guido Gianni (nella foto in alto a sinistra), che per difenersi uccise due banditi e ne ferì un terzo. Nicolosi, 7 ottobre 2026. ANSA/ORIETTA SCARDINO
Arriva in serata la nota del Quirinale che informa della concessione di tre provvedimenti di grazia. Uno riguarda il 53enne A.A., condannato a sette anni di carcere per delitti in materia di stupefacenti e al quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha cancellato cinque anni e 5 mesi residui, tenendo conto delle sue «gravissime e irreversibili» condizioni di salute. Un altro interessa il 45enne G.B. - condannato a 10 anni per reati di droga commessi tra il 2002 e il 2009 -, al quale la grazia parziale ha estinto un anno e 9 mesi, facilitando la possibile concessione della misura alternativa, tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza sul suo mutamento di vita e delle condizioni di salute di una sua figlia minore.
Ma fra i destinatari dei decreti di clemenza, spicca il caso indicato con le generalità complete: è quello di Guido Gianni, gioielliere siciliano protagonista diciotto anni fa di un sanguinoso episodio di cronaca. L’uomo, nato nel 1960, nel 2019 è stato condannato a 12 anni e 4 mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio, commessi nel 2008 durante una rapina nella sua gioielleria, nel comune catanese di Nicolosi. Tre malviventi entrarono e uno di loro prese in ostaggio sua moglie, minacciandola con una pistola (rivelatasi poi una “replica” giocattolo, priva del tappo rosso). Gianni prese la sua Beretta 9x21 e sparò, uccidendo due ladri e ferendo il terzo. Dalla condanna definitiva, comminata dalla Cassazione nel 2021, la sua famiglia ha continuato a invocare un gesto di clemenza. E ieri, il provvedimento presidenziale gli ha concesso la grazia parziale, estinguendo 3 anni e 2 mesi di reclusione e tenendo in considerazione sia il parere favorevole formulato dal magistrato di sorveglianza che il periodo di pena già espiato (cinque anni e tre mesi). Fatta la sottrazione, al gioielliere rimarrà un residuo di pena detentiva inferiore a 4 anni. Ciò consentirà al Tribunale di valutare l’eventuale applicazione in suo favore dell’affidamento in prova al servizio sociale (disciplinato dall’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario).
Non appena la notizia del triplice provvedimento rimbalza nelle agenzie di stampa, nelle redazioni c’è chi prova ad accostare la vicenda di Gianni a quella recente del gioielliere piemontese Mario Roggero, condannato definitivamente a 14 anni di reclusione per aver sparato a rapinatori in fuga, ammazzandone due e ferendone un terzo. Un caso sventolato come un vessillo in materia di legittima difesa dalla Lega che insieme al centrodestra ha raccolto firme per chiedere al presidente Mattarella un provvedimento di clemenza. Tuttavia, al netto delle analogie fattuali, in ambienti giudiziari si fa notare come la condanna di Gianni risalga a cinque anni fa, tutti spesi per istruire e completare la pratica di richiesta per il Quirinale, mentre quella di Roggero è così recente da far ritenere temporalmente difficile che possa essere valutata compiutamente dal capo dello Stato in carica entro la parte restante del settenato.

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