I 10 anni del PdF. Adinolfi incalza Meloni: «Subito il Partito della Nazione, non diamo il Colle alla sinistra»
Parla il fondatore, reduce dal 5% alle suppletive venete per la Camera: «La premier salga sul predellino come fece Berlusconi col Pdl. Noi argine contro i "falsi diritti lgbt"»

Parole scandite. Quasi sillabate. «Diritto alla vita, sostegno finanziario alla maternità, radicale opposizione alle pratiche abortive e eutanasiche, libertà educativa, no all’ideologia gender e tutela dei diritti anche fiscali della famiglia naturale». Mario Adinolfi mette in fila, uno dopo l’altro, i pilastri del “Progetto”. E, forte del 5% superato in un collegio in Veneto alle suppletive della Camera dell’ultimo fine settimana, si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: «I nostri valori sono i tuoi valori. È per questi che facciamo politica. Per questi ti chiediamo di mettere da parte tatticismi e ambiguità e di camminare convinta verso il Partito della Nazione. Sali sul predellino come Berlusconi con il Pdl». Il capo del Popolo della Famiglia si ferma su quelle tre parole. Le ripete. Le spiega. «Partito della Nazione vuol dire unire tutte le anime del centrodestra. Tutte. Senza veti. Senza piccoli calcoli. Unire gli ex missini di Fratelli d’Italia, gli autonomisti della Lega, i liberali di Forza Italia, i nazionalisti di Vannacci e i cattolici del Popolo della Famiglia. Un grande rassemblement che somigli, però, più al Popolo della Famiglia che ai manifesti abortisti, pro eutanasia e favorevoli ai "falsi diritti” lgbt che piacciono a Zaia e ai figli di Silvio Berlusconi».
Per qualche minuto i ricordi rubano la scena all’attualità politica. Adinolfi ripensa alle mille vite. Passi falsi e contraddizioni. La tv e i mondiali di poker, il giornalismo e il fantacalcio, l’Isola dei famosi e la disfatta di Ventotene con zero voti, il movimento Democrazia diretta e i confronti politici avuti con Cossiga e Berlusconi. Cadere e rialzarsi. «La felicità è lotta», ama ripetere quando la vita presenta i conti più duri. Ora però il clamoroso risultato delle suppletive ha cambiato le priorità e la politica è tornata in testa. Con le sue durezze e con le sue lezioni. «Non sono più il giovane ribelle. Ho capito il valore dell’umiltà. La forza della squadra. Questa in Veneto è stata una incredibile campagna elettorale. Quarantuno comuni sono diventati per un mese la mia casa. Ho stretto migliaia di mani. Ho fatto migliaia di selfie, visitato mercati, incontrato associazioni. Ho avuto la forza di ascoltare. E anche di pregare». Ecco il tema fede. Adinolfi conosce i suoi limiti. Le sue incertezze. Ma la domenica delle elezioni – raccontano le cronache dei giornali locali - è andato a chiedere aiuto alla Madonna Nera di Montegrotto. «È stato il momento più intenso di questi giorni. Io, solo, davanti alla statua della Vergine. Ho ripensato a quando da giovane seguivo la lotta degli operai di Solidarnosc, vegliati dalla Madonna Nera. Io non prego mai per chiedere. L'ho fatto per ringraziare per avermi sostenuto in una fatica anche fisica che non è stata da poco».
Due Mario Adinolfi. Uno solo televisivo. Uno più politico. Uno ostaggio delle sue vanità. Uno lucido e capace di immaginare percorsi e di declinare progetti. Uno che fa notizia per la dieta che l’ha visto perdere 70 chili in una manciata di mesi. E uno deciso a rimettere al primo posto la politica. Sabato e domenica il Popolo della Famiglia celebrerà a Roma, all'hotel "Casa tra noi" (in via Monte del Gallo, 113), il suo decennale dalla fondazione. «Sarà l’occasione per mettere in fila le nostre proposte politiche. Racconteremo al Paese - prosegue Adinolfi - come vogliamo far pesare questo nostro, incredibile, 5 per cento. Partito della Nazione? È la strada. Ma voglio essere chiaro da subito: in una piattaforma valorialmente ambigua noi non ci siamo. Ci siamo su un patto programmatico forte. Su una proposta alternativa alle sinistre che sia identitaria, nazionale e cristiana. La leadership di un centrodestra così per noi può essere Giorgia Meloni anche nel 2027. Ora tocca alla premier capire e scegliere. Noi siamo pronti a lavorare al "piano B": costruire un’area esterna al centrodestra correndo ancora una volta da soli». Parliamo con Adinolfi da quaranta minuti e ora si ragiona solo di politica. Delle mosse della presidente del Consiglio. Del caos nel centrodestra dopo la sconfitta del referendum. Dell’eventualità di un voto anticipato. «Scommetto su un voto a ottobre. Sarà il Parlamento uscito da questo voto a decidere il prossimo capo dello Stato. E allora dico a Giorgia Meloni: fatti trovare pronta con il Partito della Nazione o, dopo Sergio Mattarella, Al Quirinale ci sarà Walter Veltroni o Pierluigi Bersani. Due volti di uno schema che mette insieme tutte le contraddizioni delle sinistre unite solo per vincere». Siamo ai titoli di coda. Adinolfi ci saluta citando Aldo Moro: «… Tempi nuovi s’annunciano e avanzano in fretta come non mai. Noi, con il nostro 5%, in questi tempi nuovi abbiamo dimostrato di aver diritto di cittadinanza politica».
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