Guerra in Iran, Meloni alle Camere: «Non siamo complici, azione fuori dal diritto internazionale»
La presidente del Consiglio in Parlamento su Iran e Consiglio Europeo. La condanna per la strage delle bambine. Nuovo attacco ai magistrati sui rimpatri

Dopo giorni di polemiche e attesa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è oggi alle Camere per le sue comunicazioni sulla crisi in Iran e sul prossimo Consiglio Europeo del 19-20 marzo. La premier prende la parola per meno di un'ora dopo che la settimana scorsa le opposizioni avevano ritenuto insufficienti i passaggi in Commissione e in Aula dei ministri Tajani e Crosetto, e anche per riparare all'accusa di aver preferito al confronto in Parlamento vari passaggi su radio, televisioni e social. Si inizia dal mattino al Senato. Governo schierato come nelle grandi occasioni, ma l'Aula all'inizio è desolatamente e inspiegabilmente semivuota. Si replica nel pomeriggio alla Camera dei deputati. La lunga giornata parlamentare si concluderà con il voto di risoluzioni presentate in entrambe le Aule.
"Chiedo unità, non siamo complici né isolati"
A Palazzo Madama, la presidente del Consiglio prova a stemperare il clima dei giorni scorsi, invitando a sottrarsi alle «polarizzazioni» e alle «banalizzazioni». «Non c'è - è l'incipit di Meloni - un Governo complice delle decisioni altrui o isolato in Europa, o colpevole per le conseguenze economiche. Il Governo italiano, suo malgrado, deve affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Così feci io con FdI quando non esitai a schierarmi con il Governo nelle ore drammatiche dell'aggressione russa all'Ucraina».
"Azione di Usa e Israele fuori dal diritto internazionale. Condanno la strage delle bambine"
Ma non è detto che il confronto si svolgerà in modo sereno, anzi. Proseguendo, Meloni ribadisce che la crisi del diritto internazionale, in cui comunque il Governo iscrive anche l'azione di Usa e Israele, nasce dall'attacco di Putin all'Ucraina e comunque non può non tener conto dei pericoli arrecati all'ordine globale dal regime islamista iraniano. A conclusione del ragionamento, Meloni è comunque netta: "È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano". Ciò detto, ribadisce la premier, «l'Italia non prende parte e non intende prendere parte al conflitto». Roma, prosegue Meloni, non è stata parte dei negoziati con l'Iran, dunque "non ha gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull'indisponibilità dell'Iran a chiudere un accordo definitivo" sull'arricchimento dell'uranio. Lo scenario in cui si trova il Paese insieme all'Ue è quella di dover scegliere tra "cattive opzioni".
Quanto all'impegno del Governo, l'azione va su tre direzioni: diplomazia per tornare ai negoziati, che ha come condizione lo stop degli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo; pressione perché i civili vengano risparmiati, e sul punto Meloni esprime «ferma condanna» per la strage delle bambine nell'asilo di Minab, chiedendo l'accertamento delle responsabilità; sostegno militare ai Paesi del Golfo. Su questi punti c'è intesa con Gran Bretagna, Germania e Francia.
Circa le basi Usa in Italia, Meloni punge le opposizioni rompendo di fatto la tregua che lei stessa ha chiesto: «Seguiamo le stesse regole degli altri Paesi Ue, Spagna compresa. A oggi non ci sono state fatte richieste». La premier ha espresso cordoglio per la morte di padre Pierre, in Libano.
Magistrati, migranti, rimpatri: la premier porta il referendum in Aula
Nonostante, come detto, la volontà espressa di cerca unità, quando arriva a parlare del Consiglio Europeo del 19-20 marzo, e del dossier migranti, la presidente del Consiglio apre, nei fatti, un fronte che ha a che fare con il referendum del 22-23 marzo. Meloni rivendica di aver portato l'Ue sulle posizioni italiane in merito al controllo dei flussi, e alza i toni: "Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il Governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania". Poi l'affondo in chiave interna: "Temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania. Come accaduto nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso". Applausi dai banchi della maggioranza, prime proteste dai banchi delle opposizioni. Le repliche saranno calde e coinvolgeranno anche il referendum.
Sì al finanziamento all'Ucraina, ma nessuna deroga al principio dell'unanimità
La presidente del Consiglio conferma il sostegno all'Ucraina, sminuisce la "propaganda di Mosca" e considera uno "strumento fondamentale" il nuovo prestito garantito dal margine del bilancio UE. "La questione sollevata dall'Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell'oleodotto Druzhba, tuttavia, richiede a nostro avviso una soluzione politica. Anche su questo l’Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell'unanimità richiesto per le modifiche al bilancio UE". Non arriva insomma da Roma alcun via libera a superare il diritto di veto. Probabilmente a Bruxelles Meloni si farà carico in prima persona di una mediazione tra i leader sovranisti di Ungheria e Slovacchia e il resto dell'Unione. Quanto al dossier energetico, Meloni ribadisce che la priorità per l'Italia è sospendere gli Ets, la "tassa" sulle emissioni delle aziende energivore. Sul punto c'è l'intesa con la Germania, ma molti Paesi Ue sono perplessi. Al prossimo Consiglio Europeo l'Italia chiederà inoltre di accelerare sui piani di riarmo e sicurezza, anche se Roma ancora non sa se potrà spendere in deroga al Patto di stabilità.
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