Groenlandia, Meloni tenta la mediazione in chiave anti-escalation

Le opposizioni accusano la premier di troppa cautela e chiedono che riferisca alle Camere prima del vertice straordinario Ue di giovedì
January 19, 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni/ REUTERS
La barra dritta del Governo resta sulla linea della prudenza. Donald Trump rilancia sui dazi ai Paesi che intendono aiutare la Groenlandia arrivati nelle ultime dichiarazioni al 100% mentre Giorgia Meloni conclude il suo viaggio asiatico. La telefonata di domenica della premier con il presidente degli Stati Uniti ha lasciato poco spazio alla trattativa, che la presidente del Consiglio italiana sperava di poter tenere aperta, sempre accreditandosi come mediatrice tra la Ue e Washington. In attesa del rientro a Palazzo Chigi del capo dell’esecutivo, a Strasburgo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani a cercare di mantenere l’equilbrio: «Una escalation non serve a nessuno», dice. La Ue, spiega, deve dare «un segnale che deve essere di fermezza ma anche di disponibilità al dialogo, così come abbiamo fatto nei mesi scorsi», riuscendo a bloccare i dazi al 15%. Perché, aggiunge, «qualsiasi divisione tra Ue e Usa è un regalo che si fa ai nostri competitor». Ma «l’Europa ha bisogno degli Usa e gli Usa hanno bisogno dell’Europa».
Niente strappi, avverte Guido Crosetto. «Non è il momento di fare i tifosi ultras di squadre diverse. Né di vedere chi ha più o meno orgoglio o chi è più duro». Per il ministro della Difesa occorre «ragionare ricordandoci che siamo alleati da 76 anni». Alleati degli Usa e «interlocutori privilegiati dell’Ue», sottolinea il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, in attesa del rientro della premier, che - ricorda - ha «dato la linea». Si trattiene allora Matteo Salvini. Il vicepremier leader della Lega incita l’Europa: «O si sveglia adesso e ritrova il suo ruolo di mediatrice o se gioca alla guerra, primo non vince, secondo non fa nulla di utile».
Anche le opposizioni attendono il ritorno di Meloni. E unite chiedono con i capigruppo ai presidenti delle Camere che la premier possa tenere le consuete comunicazioni in Parlamento in vista del vertice straordinario convocato per giovedì a Bruxelles per conoscere le mosse che intende fare il nostro Governo. A firmare la richiesta Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa. Intanto però i leader dei partiti di minoranza non sembrano apprezzare la strategia meloniana che sa di «sudditanza» agli Stati Uniti di Trump. Di fronte al caos delle Borse dopo le minacce dei nuovi dazi, «Meloni è tiepida con Trump nel tentativo di mediare», accusa la presidente dei deputati del Pd Chiara Braga. «L’unica strada è quella della coesione europea», fa eco dal Senato Francesco Boccia. «E ci chiediamo cosa aspetta Meloni ad interloquire con gli altri Paesi dell’Unione che vogliono dare una risposta netta con contromisure forti sui dazi alle provocazioni trumpiane». Insomma, serve una presa di posizione «netta», chiede la segretaria del Pd Elly Schlein. Risposta dura che vede d’accordo anche M5s con Giuseppe Conte, deciso a restare uniti all’Ue e alla Gran Bretagna.
«Non serve a nessuno esasperare i toni tra Ue e Usa», commenta il leader di Iv Matteo Renzi, certo che sia comunque corretta la reazione dell’Unione. Anche perché, aggiunge il leader di Azione Carlo Caalenda, «qualsiasi dazio per ragione geopolitica è illegale». La Ue replichi «con dazi paritetici immediati».

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