Giustizia, scontro Nordio-Pd sul referendum e sui «magistrati spiati»
Il Guardasigilli: «A sinistra molti favorevoli alla riforma ma dicono "no" per ragioni politiche». La dem Serracchiani attacca sull'inchiesta di Report

Via libera di Montecitorio (168 sì, 114 no e 4 astenuti), alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il governo aveva espresso parere favorevole al testo. Il testo impegna il governo ad adottare gli atti necessari «per dare effettiva e concreta esecuzione alla riforma costituzionale nei tempi previsti dalla stessa», soprattutto per quanto riguarda il sorteggio dei due Csm previsti dalla riforma su cui si voterà il 22 e 23 marzo. Gli altri punti riguardano poi «l'attuazione del programma dell'edilizia penitenziaria 2025-2027» contro il «sovraffollamento cronico del sistema detentivo italiano". Infine, la risoluzione prevede l'impegno a concludere la riforma delle intercettazioni «e la disciplina della prescrizione, già approvata da un ramo del Parlamento». Ma come prevedibile gran parte della discussione finisce per girare attorno alla separazione delle carriere. «La riforma non è contro la magistratura o l'opposizione, non è contro nessuno - assicura Nordio - ci sono stati moltissimi esponenti lontani dalla nostra posizione politica che si sono schierati a favore. Un rappresentante dell'opposizione, l'onorevole Bettini (del Pd, ndr), ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto politico pro o contro Meloni, lui voterà contro».
Le opposizioni per il "Sì"
In Aula si è detto favorevole alla riforma anche Roberto Giachetti (Italia viva), accusando al contempo l'esecutivo di distorcere la riforma «per dare randellate a qualunque decisione dei magistrati che non vi andava bene». Sulla stessa linea Benedetto Della Vedova: «+Europa voterà sì al referendum, non perché sia la riforma di Nordio o del viceministro Sisto, di Meloni o di Berlusconi, ma piuttosto perché è una riforma liberale di Marco Pannella». Tensioni invece dopo un'altra battuta del ministro Nordio, che ha definito «petulante litania, davanti alla quale non c'è possibilità di replica», la tesi secondo cui con la separazione delle carriere «vogliamo mettere il pubblico ministero sotto l'esecutivo». Forti proteste dai banchi dell'opposizione, con il presidente di turno Fabio Rampelli che ha richiamato i deputati all'ordine.
Lo scontro con il Pd
Mentre sul finale sono arrivate le bordate a Nordio della dem Debora Serracchiani: «Capisco che è costretto a citare la mozione Martina o Ceccanti (esponenti del Pd per il "sì", ndr). Diversamente, tra i favorevoli dovrebbe citare Licio Gelli, Luca Palamara e Michele Nardi. Io capisco che continui a citare uomini di sinistra, perché guardando dall'altra parte non conviene citare nessuno». Serracchiani ha poi rincarato la dose, partendo da un'inchiesta di Report: «Apprendiamo con sgomento da indiscrezioni di stampa che tutti i pc dei magistrati italiani sarebbero sottoposti a controlli da remoto. Un fatto gravissimo che, se confermato, smaschererebbe ancora una volta il governo e sarebbe la conferma che il Governo Meloni vuole controllare la magistratura». La responsabile Giustizia del Pd ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di riferire in Aula sul punto. Durissima la reazione di Nordio, affidata ai cronisti in Transatlantico: «Questa è un'affermazione molto grave sulla quale rifletteremo e ne trarremo le conseguenze». La discussione prosegue nel pomeriggio. «È inaccettabile che un ministro minacci» un parlamentare che interviene in Aula, stigmatizza la capogruppo dem Chiara Braga, mentre Giachetti (Iv) chiede al presidente Fontana di intervenire. «È stato attribuito al ministro e a quelli che hanno collaborato con lui un reato. Lamentarsi, come ho cercato di fare io, di circostanze del genere non mi pare una minaccia nei vostri confronti» risponde Nordio.
Il dramma dei suicidi
A far mormorare i banchi dell'opposizione sono però state anche le parole di Nordio sull'alto tasso di suicidi nelle carceri italiane: «L'unica notizia, non dico buona, ma meno brutta, è che il trend si è invertito: quest'anno la percentuale di suicidi è diminuita del 10%. È sempre alta e intollerabile, però quel trend iniziato un paio d'anni fa oggi si è invertito». Nordio ha definito in ogni caso i suicidi in carcere «un fallimento da parte dello Stato». Come detto, le reazioni del centrosinistra non si sono fatte attendere. Marco Grimaldi (Avs) in una nota diffusa alle agenzie ha dato i "suoi" numeri, evidenziando invece che «i penitenziari sono al collasso: 63.868 detenuti per 46.124 posti disponibili, un tasso di sovraffollamento del 138,5% e 238 morti in un anno, di cui 79 suicidi. È il bilancio più tragico degli ultimi anni». Mentre +Europa ha chiesto all'esecutivo «un provvedimento urgente per risolvere il drammatico sovraffollamento carcerario e ripristinare la legalità costituzionale» e «misure alternative» al carcere per le pene sotto i 4 anni. Nella replica Nordio è tornato sul tema: «Per ridurre il fenomeno abbiamo stanziato 14 milioni di euro destinati all'assistenza psicologica e previsto percorsi dedicati per le persone ad alto rischio. Non facciamo miracoli ma non diteci che non facciamo nulla».
Il carcere per i minori
Il ministro ha poi parlato dei minori in carcere, tema di nuovo attuale dopo il "decreto sicurezza" annunciato dal Governo, che prevede tra le altre cose una stretta sulle armi da taglio rivolta anche ai giovanissimi. E qui Nordio sceglie la via dell'equilibrio: «Il minore, prima di un criminale da punire, deve essere una persona da educare», ha spiegato il Guardasigilli sottolineando come oggi ci sia «un'estremizzazione enfatica tra due posizioni: chi invoca una repressione indiscriminata, esemplare e crudele e chi, cercando di studiare le cause del disagio giovanile, svilisce questa problematica nei termini di una sociologica indulgenza». La pena invece «deve essere proporzionata ed equilibrata» ma soprattutto «deve essere applicata».
I fondi del Pnrr
Nordio ha poi definito «stravaganti» le accuse al Governo di inadempienze sul Pnrr in materia di giustizia, dopo che negli scorsi giorni l'Anm aveva chiesto un'audizione alla Commissione Ue sul tema. «I target giunti a scadenza sono stati pienamente raggiunti e rendicontati. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2025 su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse Pnrr assegnate al ministero della Giustizia risultano già effettuati pagamenti per 1,98 miliardi di euro, pari al 72,91%». Il ministro ha fatto poi il punto sulle assunzioni attese in vista delle fine dei fondi del Pnrr. «Abbiamo già stabilizzato più di 6mila lavoratori a tempo determinato, adesso con altre risorse cercheremo di stabilizzarne altri». Assumere queste persone a tempo determinato, però, «è stato un impegno preso con l'Europa, che si venga a rimproverare a noi mi sembra paradossale». Resta il rischio - sollevato da ultimo dal presidente del Tribunale di Bologna, Pasquale Liccardo - che le Corti vadano in grande difficoltà una volta venuti meno i fondi straordinari. Parlando di Bologna, Liccardo ha detto di avere «una scopertura del 44%, colmata in parte da personale Pnrr. Noi dovremmo fare quindi una scelta su cosa lavorare e non lavorare, una scelta sulle urgenze».
Lo scontro con Barbero
Infine, Nordio ha risposto a Alessandro Barbero. In un video poi diffuso via social, il popolare storico si era infatti schierato per il "No" alla riforma, paventando il rischio di avere magistrati «che prendono ordini e che possono essere puniti dal governo». Il ministro ha di fatto ripetuto la risposta già data negli scorsi giorni. «Non ho mai avuto l'onore e il piacere di conversare con il professor Barbero sulla sue osservazioni, mi sono limitato a dire che spesso gli storici danno interpretazioni eccentriche».
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