Crosetto: «Sulle basi solo rispetto degli accordi, ma non siamo in guerra»

Il ministro della Difesa alla Camera: «Nessun Governo ha mai messo in discussione i trattati con gli Stati Uniti. Non possiamo assecondare rotture isteriche»
April 7, 2026
Il ministro della Difesa Guido Crosetto
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante l'informativa alla Camera dei Deputati sull'utilizzo delle basi militari in Italia da parte degli Stati Uniti /ANSA
Guido Crosetto lo ripete in modo quasi ossessivo. Tre, quattro, cinque volte in poco più di un quarto d’ora. Cambia la forma ma la sostanza dell’informativa del ministro alla Camera è la stessa: «Negli ultimi 75 anni nessun Governo ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi» di non rispettare gli accordi che regolano l’utilizzo delle basi Nato in Italia da parte degli Stati Uniti. Tanto meno ne ha chiesto una revisione o la desecretazione. L’esecutivo Meloni non fa differenza. Per questo Roma non può permettersi di «assecondare rotture isteriche» o manifestazioni di «insubordinazione infantile», specie in un momento così drammatico come quello attuale. Il titolare della Difesa tiene a chiarirlo, come chiarisce che il suo recente rifiuto per l’utilizzo di Sigonella «non è dovuto al coraggio», ma alla semplice applicazione di quanto prevedono quei Trattati. Ovviamente, «rispettare gli accordi non vuol dire essere coinvolti in un conflitto» e quindi, anche se «noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l'Iran». Semplicemente «sappiamo far rispettare i Trattati».
Al di là dei riferimenti normativi, però, il tema è politico. Crosetto lo sa bene e di lì a poco cala l’asso. Passa in rassegna tutte le autorizzazioni concesse ai velivoli Usa dal 2018 in poi. Prima quelle per Aviano, poi per Sigonella. Snocciola numeri e tipologie dei mezzi atterrati: cargo con carichi «hot» (armamenti), caccia F15, elicotteri. Un dato che è andato calando, anche con Meloni a Palazzo Chigi. Ma il ministro annuncia di non volerne approfittare: per questo calo, dice, «non ci sono meriti da prendere, soltanto un'alleanza e dei patti che una Nazione seria rispetta. Quindi - ribadisce per l’ennesima volta - mi pare evidente che il Governo italiano abbia sempre onorato gli accordi vigenti, non il Governo Meloni, ma qualsiasi Governo italiano nella storia della nostra Repubblica». Nel caso specifico, continua Crosetto, «abbiamo preso le distanze e continuiamo a prendere le distanze da ciò che non condividiamo. Ma io non penso che gli Stati Uniti siano Biden, Trump o Clinton, così come l'Italia non è Meloni, Conte o Draghi, sono due Nazioni da sempre alleate. All'interno di questo, ciò che accade nelle basi è fissato da una legge, da ciò che ha deciso il Parlamento. Noi siamo il semaforo che fa applicare regole internazionali: dice “sì” quando si può e “no” quando non si può». Peraltro, «l'Italia non è il solo Paese ad aver fatto accordi con gli Usa che prevedano l'uso delle basi», tuttavia siamo parte della Nato, «con capacità e assetti di cui gli alleati ci rendono pieno merito, ma sappiamo far rispettare le nostre leggi». Ciò posto, il momento è tale da imporre unità e Crosetto la chiede. Il rischio di un’escalation è reale e occorre «difendersi di fronte alla follia che sembra aver preso il mondo». Quella stessa follia «in cui la ricerca di armi sempre più sofisticate, la ricerca della bomba atomica per dirimere le controversie internazionali, la volontà di distruggere altri Paesi come l'Iran nei confronti di Israele, sembrano essere all'ordine del giorno».
Un passaggio, questo, su cui il Pd prova a battere al termine dell’informativa: «Cosa sa lei, ministro? Che azioni sta portando avanti per scongiurare un pericolo di questo genere? Ma le sembra normale parlare con questa leggerezza di una questione di questa rilevanza?», incalza Chiara Braga. Ed è la stessa capogruppo dem a farsi interprete della posizione ufficiale del partito in Aula: «Ogni forma di coinvolgimento, anche indiretto, in operazioni militari deve passare per il Parlamento e il Governo dovrebbe riuscire a dire che non concederemo le basi per una guerra che non condividiamo». Più avanti, in una nota, i componenti del Pd della Commissione Difesa della Camera tornano ancora sugli scenari apocalittici evocati dal ministro, parlando di «un’evidente perdita di lucidità», da parte di chi «accomuna situazioni profondamente diverse tra loro, senza offrire una lettura chiara e adeguata della crisi attuale». Sul punto interviene anche Riccardo Ricciardi del M5s, convinto che tra i governi precedenti e quello attuale la differenza ci sia eccome: «Oggi c'è una guerra contro il diritto internazionale che sta destabilizzando il mondo e che è anche contro l'Europa. Oggi c'è Trump che ha detto che una civiltà sta per morire e che insieme al genocida Netanyahu, ha scatenato un inferno a Gaza. C'è una sottile differenza con il 2018». Il leader di Avs, Nicola Fratoianni è ancora più esplicito: «Chiudere lo spazio aereo è un atto politico, come ha fatto la Spagna. Qual è la vostra scelta politica? Non potete chiederci unità senza farla».
È questa l’unica replica su cui Crosetto interviene direttamente a margine dell’informativa chiamando in causa il coportavoce nazionale di Avs: «Ha posto un problema politico. Quello che dice è: cambiare il Trattato. Allora ponga il tema di cambiare il Trattato, quando sarà in maggioranza». Più in generale il ministro si dice «molto dispiaciuto» del livello del Parlamento, che vorrebbe «più alto», poi si sfoga con i cronisti e ritorna per l’ultima volta sull’argomentazione principale del suo discorso: «Non hanno capito una cosa molto chiara, io ho detto che ho fatto quello che avrebbe fatto Guerini» del Pd o un altro ministro se fosse «stato al mio posto» perché «stiamo applicando dei Trattati che sono molto definiti. Mi sono comportato come si sarebbero comportati loro». Mentre appare più in difficoltà sulla questione posta dai dem e prova a sviare: «Trovo surreale che ti chiamino a rispondere con un’informativa ben precisa sull’utilizzo delle basi, e poi dicano “Perché ha detto questo?”. Allora devono cambiare gli strumenti, se vogliono che io venga a parlare della situazione e della gravità di cosa penso».

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