Conte avverte il Pd: «Dalla base un mandato chiaro per cambiare politica estera»
L'ex premier si prepara al tavolo programmatico del campo largo forte del mandato plebiscitario ottenuto con Nova, la consultazione interna al M5s per definire il programma

L’esito di Nova non sposta nulla rispetto alle posizioni espresse da Giuseppe Conte nelle ultime settimane. La consultazione interna al Movimento 5 stelle e l’investitura della base servivano a sancire la legittimità negoziale per trattare al tavolo del campo largo, ma le distanze con l’alleato più forte, il Pd, restano lì dov’erano e riguardano soprattutto la politica estera: il no al piano di riarmo europeo e al 5% del Pil per le spese militari e lo stop all’invio di nuove armi a Kiev, anche se formulato in modo meno categorico. Qualche flessione, se così si può dire, arriva dalle percentuali di consenso su questioni “minori”, dove il risultato non sfonda il tetto del 90% (è il caso della cannabis, per esempio, oppure del voto ai sedicenni, delle adozioni omogenitoriali e dello Ius Scholae). Ma il verdetto della base pentastellata è cristallino e non lascia spazio a fraintendimenti.
È lo stesso Conte a ribadirlo, parlando di un mandato «chiaro», da assolvere «con determinazione» e senza compromessi: «Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni», avverte l’ex premier, «è tempo di una politica progressista», che il Movimento porterà avanti «in modo radicale».
I numeri sono schiaccianti: su un totale di oltre 45mila votanti per 159 quesiti raccolti in 20 categorie, il 94,1% ha detto “no” al piano di riarmo europeo e il 91,8% si è schierato contro l'aumento della spesa per la difesa. Il primato del diritto internazionale ha ottenuto il 98,3% dei consensi, mentre il 97,9% della base ha votato a favore di una conferenza internazionale e del riconoscimento dello Stato di Palestina. Lo stop alle armi a Kiev si ferma al 91,7%. Ma va considerato che a differenza dei quesiti precedenti (sul riarmo e sul 5% di Pil per spese militari), il quesito è formulato in modo più “ermetico”: «Continuare a mandare armi allontana la pace». Circostanza singolare, visto che anche questo punto, come gli altri due, si prestava facilmente a una formulazione secca: “Nuove armi a Kiev, sì o no?”. Una sfumatura che sembra lasciare qualche margine, magari spendibile al tavolo programmatico della coalizione, posto che la minoranza riformista del partito democratico continua a ritenere irricevibile l’addio al sostegno militare dell’Ucraina. Il più solerte, in questo senso, è il senatore Filippo Sensi, che paragona le percentuali di voto sul portale di Nova a quelle di Russia Unita (il partito di Putin) e avvisa Conte che la fine degli aiuti a Kiev non è in agenda: «Se ne dovrà fare una ragione, porello. Il sostegno all’Ucraina, alla resistenza contro Putin, proseguirà. Solo chiacchiere e cinismo».
Tra i risultati più alti ci sono il 99,7% ottenuto dalla proposta di tenere la politica fuori dalla sanità e il via libera alla legge contro il conflitto d'interessi, la cosiddetta norma “anti-Renzi”, che raccoglie il 99,5%. Una Rai libera dai partiti piace al 99,2%, mentre il 98,1% della base grillina dice sì all'abbattimento delle liste d'attesa grazie ai proventi della sanità privata.
Più eterogeneo l’esito sull’immigrazione. Bene l’abolizione della Bossi-Fini, con il 98,6% dei voti favorevoli. Meno la proposta sullo Ius Scholae, che si ferma all'89,4% dei consensi. Performance “sotto tono” per la depenalizzazione della coltivazione della cannabis (84,5%) e per il voto ai sedicenni, a cui dice sì l'84,4%.
Migliori i risultati sui diritti individuali: al matrimonio egualitario dice sì il 94,2% dei votanti, al fine vita il 95,9% e a una legge sull'omolesbotransfobia il 94,7%. Piacciono meno le adozioni per le coppie omogenitoriali, ferme all'84,3%. L'educazione sessuo-affettiva nelle scuole mette d’accordo il 97,5%, così come l'obbligo scolastico davvero gratuito (stesso risultato). Molto bene, infine, i due cavalli di battaglia del Movimento: il reddito di cittadinanza, ribattezzato Reddito 2.0, ottiene il 97,8% dei consensi e la reintroduzione del reato di abuso d'ufficio fa anche meglio: 98,9%.
Sta ora a Conte trasferire il tutto al tavolo di confronto della coalizione. Ma il lavoro di sintesi non sarà facile, anche se la leader dem Elly Schlein, come da mesi a questa parte, continua a ostentare ottimismo: «Ho guardato con attenzione anche le proposte emerse da Nova. E ci ho ritrovato moltissime cose assolutamente condivisibili, se non sovrapponibili, a quelle che stiamo portando avanti noi, come Pd, come anche le altre forze di coalizione. Su quelle su cui non siamo già d'accordo, come ho sempre detto, discuteremo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





