La mossa di Salvini: congresso a ottobre. Cosa succede nella Lega del dopo Pontida
di Redazione romana
Il vicepremier dal "pratone" bergamasco ha provato a uscire dall'angolo e sfida i "nordisti": chiedo fiducia, non divisioni. Zaia, Fontana, Fedriga e Romeo per ora attendono. Oggi il consiglio federale per le prime decisioni

Matteo Salvini convoca un congresso straordinario della Lega a ottobre, sfida i "nordisti" e prova a uscire dalla stretta in cui lo tengono da mesi. Si gioca negli ultimi minuti del suo intervento a Pontida, la mossa a sorpresa del segretario. Non l'ha condivisa con nessuno, raccontano i fedelissimi e pure i frondisti. Parla per trentatrè minuti accolto da cinque minuti di applausi, bandiere sventolanti e striscioni per riaverlo al Viminale. Costretto a difendersi da critiche e consensi in picchiata, spiazza tutti. E gela i ribelli: «Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò per alzata di mano», chiarisce. Dà, così, una sferzata al raduno più velenoso che il "sacro" pratone ricordi.
Segno anche che il pressing dei governatori ha colto nel segno, nel chiedere una svolta. A caldo Massimiliano Romeo, che guida la Lega lombarda e uno dei grilli parlanti che chiedono una Lega federale distinta tra nord centro e sud, abbozza una risposta diplomatica: «È una occasione di confronto». Ma poi insiste e punge ancora: chiamare il congresso è il «sintomo che c'è la necessità di rilanciare il partito e riguadagnare la fiducia degli elettori». Gli altri ribelli - il governatore lombardo Attilio Fontana, quello friulano Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti del Trentino - arrivano assieme, ma se ne vanno in silenzio. Trapela che ora bisogna riflettere.
La novità di Salvini va digerita e vanno individuate le contromosse. Tra i dissidenti, mai era emersa la richiesta specifica di un congresso. E non a caso, rivela qualcuno di loro a microfoni spenti. Se si andasse verso un congresso elettivo, il leader sa di avere a disposizione un tesoretto di "suoi" delegati molto alto, per cui ogni nome alternativo avrebbe vita difficile. Intanto il timing è cambiato. Dopo mesi di tavoli con i territori, direttivi infuocati e colloqui ristretti, Salvini ora corre. E detta i tempi. Domani alle 15 riunisce il consiglio federale e lì si deciderà che tipo di congresso sarà, se elettivo o programmatico. Cioè se ci sarà spazio per qualche ritocco allo statuto come nell'ultimo congresso del 2025 (riuscendo magari a far passare le istanze sulla Lega a tre teste) o solo la conferma del segretario. Il raduno delle tensioni comincia in mattinata con l'impegno alla tregua da parte dei frondisti, ma il dissenso non manca. E si fa sentire con i cori "Matteo Matteo" urlati dai salviniani mentre parla Romeo, e in contemporanea i nordisti che gridano "Romeo Romeo".
Per pochi secondi volano insulti tra le due tifoserie in un derby mai visto sul pratone, racconta la vecchia guardia. In mattinata però l'aria era da festa. Il prato è in formato ridotto rispetto al passato, più estesi gli stand con i casoncelli bergamaschi a 7 euro, i gazebo con le magliette pro Matteo o con gli slogan anti immigrazione. Sventola lo striscione vecchio stile "Secessione e non un ponte in Meridione". Ma gli animi si scaldano con Romeo prima e Attilio Fontana poi. L'intervento del governatore lombardo è il più duro: «Mi criticano per cose che non avrei dovuto dire ma andavano dette, per difendere la Lombardia». E continua: «Quando sento i discorsi centralisti non sto zitto, io sono nato federalista e voglio il federalismo». Non tutti gradiscono e vola qualche fischio. Più morbido l'ex Doge veneto, Luca Zaia, quando ricorda: «Noi siamo per l'autonomia, la Lega esiste per l'autonomia e il federalismo» e si prende gli applausi ammonendo: «Noi non siamo né di destra né di sinistra». Poco dopo Giancarlo Giorgetti prova a stemperare: «I nemici non sono dentro la Lega ma fuori e non si vedono» mentre Roberto Calderoli se la prende con chi «applaude Bossi qui mentre ieri a ricordarlo eravamo in quattro». Il Senatur è il capo che mette ancora d'accordo tutti. Ma l'omaggio con le foto storiche e la targa col suo nome accanto al pratone non bastano a riportare la pace. Salvini ci prova dal palco ribadendo: «Si vince uniti e la Lega è e sarà più unità che mai», perché «io non voglio divisioni ma compattezza».
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