«Blocco navale» ed espulsioni facili: c'è una nuova stretta sull'immigrazione

Il Consiglio dei ministri dà via libera all'annunciato giro di vite, con ulteriori paletti sulla protezione internazionale, sui Cpr, sui minori stranieri non accompagnati. Piantedosi: così difendiamo i confini. I timori delle opposizioni e delle Ong
February 12, 2026
«Blocco navale» ed espulsioni facili: c'è una nuova stretta sull'immigrazione
Alla fine, l’annunciata nuova stretta è arrivata, attraverso il semaforo verde del Consiglio dei ministri al disegno di legge sull’immigrazione. La bozza del ddl, che dovrà comunque compiere il proprio iter in Parlamento - con la premier Giorgia Meloni che ne caldeggia in tempi rapidi l'approvazione -, si intitola «disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale» nonché per l’attuazione del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo. Contiene diverse norme “travasate” dal Pacchetto sicurezza dopo il confronto fra Palazzo Chigi e Quirinale, ma anche disposizioni inedite (mentre è sparita dalle prime bozze la cosiddetta norma “salva Almasri”). «Abbiamo previsto misure per rafforzare le espulsioni e garantire maggiore incisività nella gestione dei flussi migratori», scrive a sera sui social il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi -. C’è la possibilità di vietare l'ingresso nelle nostre acque territoriali per motivi di sicurezza nazionale. I confini dell'Italia sono i confini dell'Europa. Difenderli è un dovere».
Trattenimenti nei Cpr, minori
ed espulsioni più facili
Il testo è collegato alla manovra finanziaria e si articola in due capi, con 17 articoli. Il Capo I, in adesione all’invito della Corte costituzionale con la sentenza 96 del 2025 (che chiedeva di disciplinare con legge le modalità di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza) fissa alcune regole, come sulle condizioni di salute, sulla corrispondenza telefonica (con l’irrigidimento della possibilità di usare cellulari); l’individuazione di chi può accedere alle strutture (i membri del Governo e del Parlamento e i loro collaboratori stabili). Inoltre, si ampliano i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna, può disporre l'espulsione dello straniero o l'allontanamento del cittadino appartenente a uno Stato Ue, includendo la resistenza o violenza o a pubblico ufficiale, i reati contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Cpr. In più, rispetto agli stranieri che sono detenuti, si restringono i tempi per la decisione del magistrato di sorveglianza sulla loro espulsione. Ancora, si interviene sulla “Legge Zampa” del 2017, attribuendo al prefetto, previo parere del tribunale per i minorenni, alcune competenze in materia di minori stranieri non accompagnati e abrogando il “prosieguo amministrativo”, cioè il periodo in cui fino a 21 anni i suddetti minori potevano fruire del percorso di accoglienza.
L’interdizione navale
e i timori delle Ong
Uno dei cardini del testo è l’articolo 2 del ddl, che introduce la possibilità di «interdizione temporanea» dell'attraversamento delle acque territoriali di mare in caso di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Viene disposta con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, può durare fino a 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi. Tra i “motivi” che il Governo può addurre, il rischio concreto di atti di terrorismo o la pressione migratoria eccezionale. I migranti a bordo di imbarcazioni sottoposte a interdizione potranno essere condotti anche in Paesi terzi con cui l'Italia abbia stipulato accordi o intese per assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate, anche ai fini del rimpatrio, come nel caso dei centri costruiti (e finora poco utilizzati) in Albania. Per le navi che violeranno il blocco, potrebbe scattare una «sanzione amministrativa» da 10mila a 50mila euro, con una «responsabilità solidale» estesa «all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave» e la possibile confisca dell’imbarcazione in caso di reiterazione. «Siamo molto preoccupati, rappresenta un ulteriore restringimento per le ong in mare - osserva Francesca Bocchini di Emergency -. Speriamo che nel dibattito parlamentare ci sia spazio per emendamenti». Per Sea- Watch Italy, «è rivoltante trattare come un pericolo per lo Stato chi fugge da miseria e persecuzioni. Ed è vigliacco respingere le persone nei Paesi che le perseguitano. Non è sicurezza, è disumanità. Moltiplicheremo gli sforzi per salvare chi rischia la vita in mare». Analoghe preoccupazioni arrivano dai partiti di opposizione.
I 4 requisiti per ottenere
la protezione complementare
L’articolo 6 definisce in modo più rigido gli elementi da valutare ai fini del rilascio del permesso di soggiorno legato alla protezione complementare (che dura 2 anni e viene concessa per motivi umanitari a stranieri che, pur non ottenendo l’asilo, corrono rischi di persecuzione o tortura nel Paese d’origine; o se la loro espulsione viola il diritto alla vita privata o familiare). I nuovi requisiti sono: un soggiorno regolare di almeno 5 anni; la conoscenza certificata dell’italiano; la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari; e un reddito simile a quello chiesto per i ricongiungimenti familiari. Una stretta che potrebbe riguardare decine di migliaia di persone, se si tiene conto che nel solo 2024, su 90mila domande esaminate dalle commissioni territoriali, il 14,6% riguardava anche casi di protezione complementare.
I ricongiungimenti familiari "spariti" e poi riapparsi nella delega
Nelle bozze iniziali del pacchetto sicurezza approvato nei giorni scorsi, prima che fossero alleggerite e modificate in seguito all'interlocuzione fra Palazzo Chigi e il Quirinale, figuravano norme più restrittive sui ricongiungimenti familiari, caldeggiate dalla Lega. Norme che in parte sono ricomparse ora nella delega al Governo inclusa nel ddl immigrazione, che - secondo il comunicato serale diffuso da Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri - «specifica i criteri per l'identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, al fine di limitare l'abuso dello strumento e di garantire che l'accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d'origine». Per evitare l'uso strumentale delle norme sui legami familiari - dice ancora la nota - il ddl introduce criteri di maggior rigore rispetto agli attuali. Quali potrebbero essere? Nelle bozze del 14 gennaio del già citato pacchetto sicurezza, veniva menzionata una serie di criteri (ma non è detto che restino gli stessi): «Per un verso, si ampliano le categorie di cittadini stranieri legittimati a richiedere il ricongiungimento dei familiari in deroga al periodo biennale minimo di permanenza in Italia, per incentivare l’ingresso nel Paese di lavoratori qualificati particolarmente richiesti dal Mercato». Per altro verso –si leggeva ancora in quelle bozze - «in linea con la Direttiva 2003/86/CE – si restringono le categorie di familiari per i quali si può chiedere il ricongiungimento, così come da ordini del giorno presentati dalla Lega e accolti dal Governo durante l’approvazione del DL Flussi 2025 alla Camera dei deputati (ad esempio: obbligo di trascrizione in Italia del matrimonio contratto all’estero; esclusione dei figli maggiorenni a carico in condizioni di invalidità totale e dei genitori a carico, senza figli nel Paese di origine o ultrasessantacinquenni con figli, nel Paese di origine, impossibilitati al loro sostentamento per documentati, gravi motivi di salute; sostituzione del parametro reddituale, oggi legato all’assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare, con quello previsto per accedere al gratuito patrocinio; restringimento dei requisiti relativi al reddito dimostrabile (oggi legato alla locuzione “derivante da fonti lecite”)».
L’attuazione del Piano europeo
Infine, il Capo II del disegno di legge, attraverso lo strumento della delega, punta ad adeguare l’ordinamento nazionale a otto atti normativi contenuti nel Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, che sarà efficace dal prossimo 12 giugno, nonché «ad aggiornare e rivedere la normativa in materia di immigrazione e protezione internazionale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA