Un sì (al governo) e un no: perché i deputati di Vannacci hanno esordito col «trucco»
Al primo test in Aula sul decreto aiuti per l'Ucraina, i deputati del generale tengono due piedi in una scarpa e rivendicano l’appartenenza al centrodestra. Tajani: alleati con loro? Decide Salvini

La strategia di Roberto Vannacci prende forma nel voto favorevole dei deputati che hanno aderito a Futuro nazionale alla fiducia sul decreto Ucraina, passata ieri alla Camera con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Il centrodestra, però, non ricambia il favore e vota contro gli ordini del giorno della pattuglia dei “futuristi” a Montecitorio, segno che il tentativo di tenere aperta una linea di dialogo con la maggioranza, almeno per ora, non sfonda. D’altro canto, e contro ogni previsione, il più centrista degli alleati di governo, Antonio Tajani, non se la sente di chiudere pubblicamente al generale e delega la decisione finale a Matteo Salvini: «L’ultima parola spetta alla Lega». Mentre Avs e M5s, che pure presentano Odg analoghi a quelli di Fn, si accodano al “no” della maggioranza.
La giornata si apre con la dichiarazione di intenti del generale: non sarà lui a negare la fiducia al Governo, perché «il voto non è nel merito del provvedimento» e anche se il suo partito rimane contrario all’invio di armi a Kiev, occorre «delimitare un perimetro politico funzionale» e «permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi». Futuro nazionale, mette in chiaro, «è un partito di destra, sa bene dove stare» e soprattutto non vuole offrire alla sinistra «uno strumento per destabilizzare la Nazione». «Voteremo contro nel voto finale e non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno – prosegue l’eurodeputato – ma al contempo non rinunciamo alla nostra identità».
Edoardo Ziello, Rosanno Sasso ed Emanuele Pozzolo eseguono, e in Aula invitano la maggioranza a votare i loro Odg: tre testi che impegnano il Governo a interrompere il sostegno militare a Kiev, a desecretare la lista dei materiali inviati alle autorità ucraine e a destinare i fondi previsti alle Forze dell’ordine. Il Governo dà parere contrario a tutti e tre. Il centrodestra vota contro e lo stesso, come detto, fanno Avs e M5s. Questione di valori, spiega Angelo Bonelli, perché il suo partito «non ha nulla fare con questa destra xenofoba». Mentre per il Movimento è Riccardo Ricciardi a marcare le distanze. I 5s, tuona il capogruppo dei pentastellati, non voteranno mai con chi cambia casacca e non hanno mai accettato «trasformisti» nelle loro fila. Poi ricorda che i leghisti, compresi quelli fuoriusciti, hanno sempre votato a favore dei decreti per il sostegno militare a Kiev, mentre per il M5s «la pace è una cosa dannatamente seria» e «farci propaganda è vigliaccheria», specie se a farlo è «un gruppo che dà la fiducia a Crosetto, il lobbista delle armi, a Tajani, per cui il diritto internazionale vale a giorni alterni, e a Meloni che si nasconde per ogni problema e ha scommesso sulla vittoria militare dell'Ucraina». Il Pd, con Claudio Mancini, incalza la premier, alla quale chiede di rendere conto della «rottura su un punto cruciale della politica estera» e di «chiarire se considera Vannacci in maggioranza».
I tre deputati vannacciani mantengono la posizione, anzi esprimono «stupore» per il parere contrario ai loro ordini del giorno e annunciano nuove proposte di legge, tra le quali anche una sulla remigrazione, benché Sasso garantisca che «non c’entra nulla con quella di CasaPound». «È arrivata la destra vera, quella che mantiene la parola – rivendica il “futurista” –. Noi rappresentiamo la voce di milioni di italiani delusi e mandiamo un messaggio: rispettateci, fatelo per gli italiani di destra che non vanno più a votare». Da registrare anche l’astensione sul primo Odg “contro Kiev” di Francesco Gallo, componente del Misto e di Sud chiama Nord, assente alle altre due votazioni sui testi dei vannacciani. L’interessato prova a spegnere le polemiche negando «flirt» con Fn, ma poi si dice anche lui stupito da «chi, avendo analoga posizione del partito di Vannacci, ha votato contro».
Salvini mantiene il silenzio e affida l’unica considerazione del partito all’intervento in Aula di Eugenio Zoffili sul voto finale al decreto. Il Carroccio manterrà l’impegno preso col Governo, dice, ma «non a cuor leggero», perché «ha sempre avuto a cuore la causa della pace».
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