Perquisizioni al Garante della privacy, indagato il presidente Stanzione
Indagati anche gli altri membri dell'autorità per peculato e corruzione dopo i servizi di Report. I costi dell'ente lievitati in pochi anni da 20mila a 400mila euro annui, auto di servizio utilizzata in modo improprio

Costi di gestione lievitati e spese che in pochi anni sono passate da 20mila a 400mila euro, auto di servizio utilizzata in modo improprio. Sono queste alcune delle irregolarità che hanno portato la procura di Roma ad aprire una indagine con reati ipotizzati di peculato e corruzione nei confronti del Garante della privacy. Stamattina la Guardia di Finanza ha così eseguito perquisizioni nella sede dell'ente sequstrando telefoni e pc oltre che documenti. Nell'inchiesta risulta indagato il presidente dell'Autorità, Pasquale Stanzione e gli altri membri del collegio del Garante Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L'indagine nasce dopo servizi di Report relativi alla spese e ad alcune procedure di sanzioni risultate opache. Dopo la notizia delle perquisizioni, sui suoi profili social, il conduttore del programma Rai ha dato maggiori dettagli: «Ispezione e interrogatori della Guardia di Finanza negli uffici del Garante della Privacy. In seguito ai servizi di report, la procura ha aperto un'indagine. Al centro delle inchieste ci sarebbero le spese di rappresentanza del collegio e la mancata sanzione nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban stories».
«I costi di rappresentanza e gestione, a fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila euro), avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400.000 euro annui, a fronte dell'innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020 da 3.500 euro a 5.000 euro», si legge nel decreto di perquisizione. Sotto la lente dei magistrati di piazzale Clodio ci sono anche le spese di rappresentanza e i viaggi all'estero in particolare per il G7 di Tokyo nel 2023 e le missioni i n Georgia e Canada. Si rileva in particolare - viene specificato nel decreto di perquisizione - «che alcuni componenti del Collegio abbiano viaggiato in business class, pur in assenza dei presupposti previsti dalla pertinente regolamentazione, ben consapevoli di tale aspetto. E invero, com'è noto, la regolamentazione del regime di viaggio per tutte le Pubbliche Amministrazioni è affidato a una direttiva del Consiglio della Presidenza dei ministri, la quale prevede la possibilità di viaggiare nella più alta classe (business) soltanto qualora il viaggio preveda una durata superiore alle 5 ore, senza alcuna interruzione».
Inoltre ci sono anche alcune tessere "Volare Classe Executive", del valore di 6 mila euro ciascuna, tra le utilità contestate i quattro indagati, tutti componenti del collegio del garante della Privacy, dai pm di piazzale Clodio. Nel decreto di perquisizione, nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si afferma che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways (nella quale - si legge - per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è tutt'ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere Volare».
Per quanto riguarda invece le accuse di peculato, i magistrati di Roma contestano agli indagati che «avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all'esercizio di mandato per un importo ancora da quantificare». Sempre per questa fattispecie agli indagati viene contestato di avere «utilizzato l'auto di servizio per finalità estranee alla funzione pubblica», anche per andare in una sede di partito.
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