Perquisizioni al Garante della privacy, indagato il presidente Stanzione
Indagati anche gli altri membri dell'autorità per peculato e corruzione dopo i servizi di Report. I costi dell'ente lievitati in pochi anni, auto di servizio utilizzata in modo improprio. Il garante: «Sono tranquillo»

Costi di gestione lievitati e spese che in pochi anni sono passate da 20mila a 400mila euro all'anno, auto di servizio utilizzata in modo improprio persino per dirigersi verso una sede di partito. E ancora, viaggi in business class nelle missioni all'estero anche quando non previsto dal regolamento, ma anche sanzioni risultate "opache" come quella nei confronti della società Meta passata da 44 a 12 milioni di euro, poi finita a un milione «con successivo annullamento in autotutela». Sono queste alcune delle irregolarità - anticipate da alcuni servizi della trasmissione Rai Report - che hanno portato la procura di Roma ad aprire una indagine per peculato e corruzione nei confronti del Garante della privacy Pasquale Stanzione e dei membri del collegio Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Proprio nell'ambito di questo procedimento ieri mattina la Guardia di Finanza ha infatti perquisito la sede dell'ente sequestrando pc, telefoni e documenti. «Sono assolutamente tranquillo», si è limitato a dire il presidente Stanzione. Ma è chiaro che dall'opposizione tutti ne chiedono le dimissioni insieme all'intero collegio come «atto necessario» a questo punto «per mancanza di credibilità».
A scorrere il decreto di perquisizione e sequestro, in realtà, i magistrati di piazzale Clodio rilevano nel dettaglio l'aumento dei costi di gestione rappresentanza degli ultimi cinque anni l'ente è arrivato a spendere più di 1,2 milioni di euro «in larga parte riconducibile a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria 'cinque stelle', cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona». Nello specifico, i costi di rappresentanza e gestione, a fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila euro), infatti, «avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400.000 euro annui, a fronte dell'innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020 da 3.500 euro a 5.000 euro», si legge. Sotto la lente dei magistrati di piazzale Clodio ci sono anche le spese di rappresentanza e i viaggi all'estero in particolare per il G7 di Tokyo nel 2023 e le missioni i n Georgia e Canada. Si rileva in particolare - viene specificato nel decreto di perquisizione - «che alcuni componenti del Collegio abbiano viaggiato in business class, pur in assenza dei presupposti previsti dalla pertinente regolamentazione, ben consapevoli di tale aspetto. E invero, com'è noto, la regolamentazione del regime di viaggio per tutte le Pubbliche Amministrazioni è affidato a una direttiva del Consiglio della Presidenza dei ministri, la quale prevede la possibilità di viaggiare nella più alta classe (business) soltanto qualora il viaggio preveda una durata superiore alle 5 ore, senza alcuna interruzione».
Inoltre ci sono anche alcune tessere "Volare Classe Executive", del valore di 6 mila euro ciascuna, tra le utilità contestate ai quattro indagati, tutti componenti del collegio del garante della Privacy, dai pm di piazzale Clodio, che sottolineano come gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways (nella quale - si legge - per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è tutt'ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere Volare». Per quanto riguarda invece le accuse di peculato, i magistrati di Roma contestano agli indagati che «avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all'esercizio di mandato per un importo ancora da quantificare». Sempre per questa fattispecie agli indagati viene contestato di avere «utilizzato l'auto di servizio per finalità estranee alla funzione pubblica», anche per andare in una sede di partito.
Le reazioni politiche
Partiti, soprattutto di opposizione, che adesso chiedono a gran voce l'azzeramento di tutte le cariche. Le perquisizioni e l'indagine aperta «rappresentano l'ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell'istituzione. Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono al centro di un'inchiesta che è solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio. Lo stesso presidente Pasquale Stanzione risulterebbe indagato. In una situazione del genere, restare aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità. Così si espone l'istituzione al pubblico ludibrio e si nega la minima tutela del suo prestigio. Per questo ribadiamo una richiesta di semplice igiene istituzionale: l'intero Collegio si dimetta. Subito. Per rispetto dell'Autorità, dei cittadini e della funzione che essa dovrebbe svolgere». Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato. A chiedere le dimissioni anche Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, per cui l'indagine «pongono un problema politico e istituzionale immediato. Un'Authority deve essere indipendente, terza, al di sopra delle parti. Qui emergono elementi che indicano una gestione non trasparente. Il Garante non può essere percepito come sotto l'influenza dell'esecutivo ne' come una sua succursale. In questo quadro, la permanenza dell'attuale presidente e' incompatibile con la funzione di garanzia che l'Autorità deve svolgere. Per ristabilire terzietà, autorevolezza e fiducia, le dimissioni dell'intero collegio sono un atto necessario».
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