venerdì 20 aprile 2018
Il discorso di Francesco ad Alessano, dov'è sepolto don Bello: la Chiesa non sia mondana, ma per il mondo, sia "contempl-attiva"
Il discorso del Papa ad Alessano (LaPresse)

Il discorso del Papa ad Alessano (LaPresse)

Il Papa è arrivato alle 8.47 ad Alessano, città natale di don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, morto esattamente 25 anni fa, il 20 aprile 1993. Il 21° viaggio italiano di Francesco si svolge infatti sui luoghi più significativi del presule pugliese, di cui è in corso la causa di beatificazione.

Il Pontefice, decollato da Roma alle 7.35 è atterrato all'areoporto militare di Galatina e ha raggiunto in elicottero Alessano. Qui è stato accolto dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli, nel cui territorio si trova la cittadina salentina, e dal sindaco Francesca Torsello.

Prima tappa del viaggio il cimitero comunale, dove riposa don Tonino Bello.

Il Papa sulla tomba di don Tonino (Fotogramma)

Il Papa sulla tomba di don Tonino (Fotogramma)

Il Papa raggiunge la tomba direttamente dall'elicottero e si ferma per lunghi minuti di preghiera silenziosa in piedi davanti alla lastra che ricopre la tomba. Il silenzio è assoluto. Si sente solo il vento che agita gli alberi e la veste bianca del Pontefice, il quale deve tenere in mano lo zucchetto per evitare che il vento stesso glielo porti via. Francesco depone sull'aiuola un mazzo di fiori bianchi e gialli. Infine si segna e va a pregare anche davanti alla tomba della madre di don Tonino, distante qualche passo.

Il Papa sulla tomba della madre di don Tonino (Fotogramma)

Il Papa sulla tomba della madre di don Tonino (Fotogramma)

Ritornando verso l'ingresso del cimitero il Papa si ferma a salutare a uno a uno i familiari del vescovo di Molfetta, accarezza e bacia i bambini, pronipoti di don Tonino, stringe le mani ai due fratelli Trifone e Marcello e riceve in dono da loro una stola appartenuta a don Tonino, che gli fu regalata durante un viaggio a El Salvador nel decennale dell'assassinio di monsignor Romero, e un grembiule ricamato dalle donne del paese, segno della Chiesa col grembiule tanto cara a monsignor Bello.

Il Papa ora si reca su un caddy bianco verso la spianata dove è allestito il palco per un saluto ai fedeli, che in circa 20mila lo attendono fin dalle prime ore dell'alba.

La folla dei fedeli in attesa fin dall'alba (foto Muolo)

La folla dei fedeli in attesa fin dall'alba (foto Muolo)

Il discorso del Papa: pace, poveri, contempl-attivi, umili

Alla preghiera sulla tomba il Papa fa riferimento all'inizio del suo discorso. E dice che quella tomba «non si innalza verso l'alto, ma è tutta piantata nella terra: don Tonino seminato nella sua terra». Quindi da questa terra il Papa lancia un nuovo appello per la pace nel Mediterraneo, così cara al vescovo di Molfetta morto 25 anni fa. Una terra che egli «chiamava “terra-finestra” - sottolinea Francesco nel discorso di Alessano -, perché dal Sud dell’Italia si spalanca ai tanti Sud del mondo, dove i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno. Siete una "finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia", ma siete soprattutto una finestra di speranza perché il Mediterraneo – fa notare il Pontefice -, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente».

Don Tonino uomo di pace, dunque. E così papa Bergoglio, con rapide pennellate ne ricorda il suo impegno incessante contro tutte le guerre. A partire da quelle più vicine. «Agiva localmente per seminare pace globalmente - dice -, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia. Infatti, se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra. La pace, perciò, si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione. Diceva, speranzoso, don Tonino: "Dall’officina, come un giorno dalla bottega di Nazareth, uscirà il verbo di pace che instraderà l’umanità, assetata di giustizia, per nuovi destini"».

Don Tonino vicino ai bisognosi. «Capire i poveri era per lui vera ricchezza – ricorda il Pontefice -. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda». Quindi aggiunge: «Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo e sente di dover tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l’unico vero bene. Don Tonino ci richiama a non teorizzare la vicinanza ai poveri, ma a stare loro vicino, come ha fatto Gesù, che per noi, da ricco che era, si è fatto povero». Don Tonino, sottolinea ancora Francesco, «sentiva il bisogno di imitarlo, coinvolgendosi in prima persona, fino spossessarsi di sé. Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità».

Papa Bergoglio continua ad aggiungere pennellate su pennellate al ritratto di monsignor Bello. Era un contempl-attivo, dice con un gioco di parole tipico del vescovo. «Caro don Tonino - dice il Pontefice - ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo».

Infine il don Tonino umile. «In questa terra Antonio nacque Tonino e divenne don Tonino. Questo nome, semplice e familiare, che leggiamo sulla sua tomba, ci parla ancora. Racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo. Il nome di “don Tonino” - aggiunge il Pontefice - ci dice anche la sua salutare allergia verso i titoli e gli onori, il suo desiderio di privarsi di qualcosa per Gesù che si è spogliato di tutto, il suo coraggio di liberarsi di quel che può ricordare i segni del potere per dare spazio al potere dei segni. Don Tonino non lo faceva certo per convenienza o per ricerca di consensi, ma mosso dall’esempio del Signore. Nell’amore per Lui troviamo la forza di dismettere le vesti che intralciano il passo per rivestirci di servizio, per essere "Chiesa del grembiule, unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo"». Una Chiesa, rimarca il Pontefice, «non mondana ma per il mondo». Una Chiesa «monda di autoreferenzialità» ed «estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé; non in attesa di ricevere, ma di prestare pronto soccorso; mai assopita nelle nostalgie del passato, ma accesa d’amore per l’oggi, sull’esempio di Dio, che ha tanto amato il mondo».

La conclusione del Papa è un invito a imitare monsignor Bello, affinché «la sua profezia sia attuata». «Non accontentiamoci di annotare bei ricordi, non lasciamoci imbrigliare da nostalgie passate e neanche da chiacchiere oziose del presente o da paure per il futuro. Imitiamo don Tonino, lasciamoci trasportare dal suo giovane ardore cristiano, sentiamo il suo invito pressante a vivere il Vangelo senza sconti. È un invito forte rivolto a ciascuno di noi e a noi come Chiesa. Ci aiuterà a spandere oggi la fragrante gioia del Vangelo».

Al termine il Papa ha invitato i presenti a recitare un'Ave Maria davanti all'immagine della Vergine de Finibus Terrae che si venera a Santa Maria di Leuca, dove Benedetto XVI si recò in pellegrinaggio dieci anni fa.

Il saluto del vescovo Angiuli

In precedenza monsignor Vito Angiuli aveva salutato il Papa, ringraziandolo per la sua visita. «Speriamo di vedere presto don Tonino Beato. Don Tonino è vivo esempio per i nostri pastori. È stato per tutti, don Tonino, prima che Vescovo, papà del suo popolo, mostrando una forte paternità». Cita il cardinale Martini, secondo cui in monsignor Bello «brillava la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto». Fa riferimento alla convivialità delle differenze che è stato, dice, anche il programma di vita perseguito instancabilmente dal Servo di Dio. E infine sottolinea: «Nei Suoi gesti, ci pare di intravedere gli esempi di vita che don Tonino ci ha lasciato. Troppo evidente ci sembra la somiglianza. Ogni volta che Lei appare alla finestra del Palazzo Apostolico, a noi viene in mente il titolo di un libro di don Tonino: Alla finestra la speranza. Sì, Padre Santo, le Sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza». Ed è proprio la speranza, aggiunge Angiuli, «che ci sostiene nell’affrontare alcuni gravi problemi che affliggono il nostro territorio: il flagello della xylella che ha devastato la bellezza dei nostri alberi d’ulivo; il ricorrente tentativo di deturpare il nostro mare; la precarietà e la mancanza di lavoro; la ripresa delle migrazioni di molti giovani e di interi nuclei familiari; il grido di dolore di tanti poveri umiliati nella loro dignità umana.La Sua presenza, oggi, in mezzo a noi mette le ali alla nostra speranza e ci sprona a seguire con più audacia il sentiero della pace indicato da don Tonino».

L'attesa e la veglia dei giovani

Durante l'attesa sono stati proiettati sui maxischermi anche alcuni filmati di don Tonino e brani di suoi discorsi. Tra la gente numerosi i giovani, che ieri sera hanno animato la veglia di preghiera davanti alla chiesa parrocchiale dove fu battezzato don Tonino e che poi sono rimasti svegli tutta la notte. Una veglia scandita dai tre grandi amori del presule. L'amore per la vita, per i poveri e per Dio.

Presenti tra gli altri don Luigi Ciotti e monsignor Angiuli. Toccante la testimonianza di don Ciotti: «L'Italia deve esportare la pace e non le armi» ha detto.

La veglia dei giovani ieri sera ad Alessano (foto Muolo)

La veglia dei giovani ieri sera ad Alessano (foto Muolo)

Papa Francesco è decollato alle 10.15 alla volta di Molfetta, dopo aver salutato a lungo i malati ai piedi del palco. A Molfetta celebrerà la Messa nell'area del porto, lo stesso luogo dove il 22 aprile 1993 si svolsero i funerali di don Tonino.

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