Il pressing del centrodestra per la grazia, l'altolà del Colle: il caso Roggero è diventato politico
di Vincenzo R. Spagnolo, Roma
Il gioielliere condannato a 14 anni per aver ucciso due rapinatori è ancora in libertà. Ma monta la richiesta dei partiti di Governo, capitanati dalla Lega, di un atto di clemenza del capo dello Stato. Il Guardasigilli Nordio istruisce la pratica, ma Mattarella lo convoca al Quirinale per ricordargli che si tratta di una prerogativa «esclusiva» del presidente della Repubblica

È già sera quando dalle cronache giudiziarie, la vicenda del gioielliere piemontese Mario Roggero condannato per aver ucciso due rapinatori trasloca d’imperio sulle aperture politiche dei giornali. L’intenso battage mediatico e parlamentare che sin dal mattino le forze politiche di centrodestra stanno conducendo in favore di una pronta concessione della grazia al negoziante, condannato in via definitiva a a 14 anni e 9 mesi di carcere, finisce per suscitare di riflesso una certa irritazione sul Colle più alto delle istituzioni repubblicane. Lo si può dedurre, leggendo fra le righe dell’asciutta nota quirinalizia che informa come il presidente Sergio Mattarella abbia «ricevuto» nel pomeriggio il Guardasigilli Carlo Nordio, in un coloquio diretto a «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia», facoltà che la Costituzione «riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica» come «confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006». Una puntualizzazione che lascia intendere come il capo dello Stato non voglia sentirsi “tirato per la giacca” in una vicenda che una parte della politica potrebbe aver deciso di cavalcare a fini di propaganda. Nel frattempo, il gioiellere 72enne di Gallo di Grinzane (Cuneo) - che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo un tentativo di rapina nel suo negozio - attende l’ordine di carcerazione conseguente alla condanna definitiva inflittagli dalla Cassazione.
L'intenso pressing dei partiti di centrodestra
Già da mercoledì, dopo la decisione della Cassazione che aveva respinto il ricorso del gioielliere, è andata montando l’attenzione delle forze politiche di centrodestra per la vicenda. La Lega parte lancia in resta, amplificando una proposta del proprio leader e vicepremier Matteo Salvini: «Vogliamo avviare una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia ad avviare un percorso per la grazia», dice alla Camera, a metà giornata, il capogruppo del Carroccio Riccardo Molinari intervenendo in Aula tra gli applausi dei parlamentari della coalizione, perché «in una situazione come questa, lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Al momento., nell’emiciclo è presente anche il Guardasigilli, che nel primo pomeriggio fa saperfe di aver avviato d’impulso (in base alla normativa, che glielo consente) l’istruttoria per acquisire atti processuali, pareri dei giudici di sorveglianza e informazioni sulla situazione e condotta del condannato. Una volta che l’avrà messo a punto, il fascicolo verrà trasmesso al Quirinale col parere del Guardasigilli. Nel frattempo, arriva l’ endorsement delle altre forze di Governo e di altri ministri : dal vicepremier e leader di Fi Antonio Tajani («Mi pare un passo giusto») al ministro della Difesa e big di FdI Guido Crosetto («Ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto e difficile da accettare, va esperita ogni possibilità per farlo tornare a casa»). Nelle stesse ore, una petizione lanciata dal capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Massa, Filippo Frugoli, incassa 32mila firme di cittadini, che - secondo lo stesso Frugoli - rappresentano «un messaggio chiaro rivolto alle istituzioni».
La grazia “à la carte” e quella sottile irritazione del Colle
Ma la grazia non è certo un provvedimento à la carte, che può essere ordinato a gran voce dal menu della politica. L’istruttoria del Guardasigilli è solo il punto di partenza di un procedimento che - in base all’articolo 87 della Carta - attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di «concedere grazia e commutare pene». Un atto di clemenza individuale (non collettivo come amnistia e indulto), diretto a condonare in tutto o in parte la pena, ma senza cancellare la condanna. E perciò assegnato alle valutazioni ponderate del presidente, proprio per sottrarla a pulsioni populistiche o a pressioni di natura plebiscitaria. La “convocazione” del ministro sul Colle può dunque leggersi, nel galateo istituzionale mattarelliano, come un parlare garbatamente a nuora (Nordio) affinché suocera (ossia i partiti di centrodestra) intenda. Non è una questione di merito sulla grazia al gioielliere piemontese, puntualizzano fonti del Quirinale, anche perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e quindi ogni discorso è prematuro. La questione è invece strettamente di metodo, poiché tocca i poteri presidenziali, come disegnati dalla Costituzione: in base alla sentenza 200 del 2006, richiamata nella nota del Colle, è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda», ma «in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente» dal presidente «al quale da tempo si è riconosciuto tale potere». Non solo: nel vis-à-vis con Nordio, Mattarella avrebbe ripetuto le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce». Dal canto loro, le opposizioni usano la presa di posizione del Colle per bacchettare Nordio: «Il ministro esce dal Quirinale dopo aver ricevuto una sonora lezione di Costituzione dal Presidente - affonda il M5s -. Una grande figuraccia di un ministro ormai improponibile, che oggi si è prestato alla volgarissima speculazione del centrodestra».
L’attesa di Roggero, ancora in libertà
E mentre la querelle politica gonfia le aperture del tg, Mario Roggero non è ancora in carcere: «Si costituirà subito», avevano fatto sapere i suoi legali uscendo dalla Cassazione. «Lo farà prossimamente», è stato invece precisato ieri, chiarendo che il gioielliere si presenterà per scontare la pena solo dopo la notifica dell'ordine di carcerazione, che dovrà essere emesso dalla Procura di Asti (dove si era svolto il processo di primo grado). «Mio fratello è provato, ma resiliente. Tanti si sono mossi per la richiesta di grazia e di questo lui è riconoscente» dice Dante Roggero. Per comminare la grazia, nella prassi è necessario che il condannato riconosca la propria responsabilità. Nel caso di Roggero, ciò rappresenta un aspetto problematico, giacché dal 2021 il gioielliere piemontese si è sempre proclamato innocente.
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