venerdì 9 giugno 2017
Bergoglio all’inaugurazione della sede vaticana di Scholas Occurrentes, movimento studentesco che ha preso il via 20 anni fa in Argentina.
Papa Francesco al congresso mondiale di Scholas Occurrentes nel 2015

Papa Francesco al congresso mondiale di Scholas Occurrentes nel 2015

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No al bullismo, e no ad una educazione di élite. Sì a «comunicare senza escludere», perché «una vita che non si condivide con gli altri è un museo». Lo ha ribadito Papa Francesco all’inaugurazione della sede vaticana di Scholas Occurrentes, movimento studentesco che ha preso il via 20 anni fa in Argentina, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, e che nell’agosto 2013 è stato costituito in Fondazione di diritto pontificio. L’evento si è tenuto nel complesso extraterritoriale di San Calisto a Trastevere con il presidente mondiale di Scholas, José María Del Corral e del Segretario Enrique Palmeyro. Alla cerimonia ha preso parte anche la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che ha parlato di «proficua collaborazione» con «progetti educativi» già realizzati a Roma e in programma a Napoli.

Papa Francesco è intervenuto in spagnolo, e a braccio, dopo aver ascoltato le testimonianze di ragazzi collegati - tranne l’italiano Pasquale presente in sala - da varie parti del mondo. Dalla Spagna e dagli Emirati Arabi Uniti, dal Messico e dalla Colombia (con il sindaco di Barranquilla), dal Brasile e dal Paraguay (con il ministro dell’educazione), da Haiti e dall’Argentina.

«In questa società» per la quale «istruire» è spesso solo «selezionare», ha detto Francesco, bisogna «darsi la mano: abbracciare, non aggredire, e riconoscere che nessuna persona è "no", tutti sono "sì"». A volte, nell’educazione, «selezioniamo male, creiamo gruppi chiusi», ha ammonito il Papa, siamo «incapaci di pensare con un altro, incapaci di lavorare con l’altro». Il Pontefice quindi ha indicato il «pericolo» della «elitizzazione» della scuola, stigmatizzando l’atteggiamento di chi pensa che «il presupposto dell’educazione» sia quello di «creare una élite».

Ma «educare ragazzi e ragazze non è sapere qualcosa, è sapere usare i tre linguaggi» dell’educazione: quello della mente, quello del cuore e quello delle mani. «Siamo in un mondo in cui domina la globalizzazione, e la globalizzazione è buona – ha aggiunto – però il pericolo è di concepire la globalizzazione come una palla da biliardo, tutta uguale: una sfera dove tutto è equidistante dal centro, ma in cui si annullano le caratteristiche personali di un ragazzo o di una ragazza. Tutti sono uguali». Invece «l’autentica globalizzazione è un poliedro», «dove cerchiamo l’unità ma ciascuno mantiene la propria peculiarità, la propria ricchezza».

L’educazione come «apertura, ascolto, dialogo», non si fa «aggredendo», ha poi ammonito Papa Francesco, che ha esclamato: «No bulli!». Il Pontefice quindi ha invitato a «comunicare, ma non in maniera alienata», perché «comunicare è mediare, nella discussione» e tramite il confronto reciproco. E ancora una volta ha messo in guardia i ragazzi dalla «cultura dell’esclusione e dello scarto» che «ci rende stracci».

Il movimento Scholas Occurrentes è presente in 190 Paesi con una rete che comprende 446.133 scuole di tutte le confessioni religiose e laiche, sia pubbliche sia private. E ha come obiettivo fondamentale la promozione della cultura dell’incontro per la pace attraverso l’educazione e attraverso anche la tecnologia, l’arte e lo sport.



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