sabato 5 gennaio 2019
Il ritratto dei tre saggi arrivati da lontano per rendere onore al Salvatore nelle omelie di questi cinque anni di pontificato
Papa Francesco bacia Gesù Bambino, durante la Messa per la solennità dell'Epifania del 2017 (Lapresse)

Papa Francesco bacia Gesù Bambino, durante la Messa per la solennità dell'Epifania del 2017 (Lapresse)

Come è tradizione nella Basilica di San Pietro il papa Francesco presiederà la Messa alle 10 per la solennità dell’Epifania e successivamente è prevista la recita dell’Angelus. Un appuntamento che richiama un’altra tradizione ormai consolidatasi nel tempo: sarà lungo, festoso e articolato il Corteo che questa mattina, con almeno 1500 figuranti secondo le previsioni, affollerà Via della Conciliazione per raggiungre Piazza San Pietro e assistere all’Angelus del Papa. Si rinnova anche questo 6 gennaio, infatti, la manifestazione storico - folcloristica, giunta alla sua XXXIV edizione, dal titolo “Viva la befana, per riaffermare e tramandare i valori dell’Epifania”, che, al seguito dei Magi, anche quest’anno recherà reca doni molto particolari al Pontefice.

E proprio alle figure dei Magi alla centralità della luce della stella come dei doni fatti a Gesù. Sono stati i punti centrali delle omelie che nel corso di questi 5 anni di pontificato Francesco ha dedicato al tema dell’Epifania come autentica manifestazione del Dio vivente.

E Significative furono proprio le parole pronunciate nel 2014 per la sua prima festa dell’Epifania nella veste di Pontefice.In quel frangente Francesco rievocò che è «la santa furbizia», quella degli stessi Magi, che ci guida nel cammino della fede, che «non ci fa cadere nelle insidie delle tenebre» e che ci insegna «come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita».

Uno stile di catechesi del tutto simile alla parole pronunciate l’anno successivo. E rivelò nella sua omelia per la Messa di Epifania: «Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio, quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella Croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre».

I Magi dunque come uomini che vengono da terre lontane ma sono accolti «nella casa di Dio». Fu il ritratto scelto nel 2016 per spiegare il senso più profondo della missione che attendeva i tre illustri personaggi provenienti dall’Oriente e destinati dopo un lungo viaggio la Grotta di Betlemme. «Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, – fu la riflessione di papa Bergoglio – di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità».

E osservò: «Come i Magi tante persone, anche ai nostri giorni, vivono con il “cuore inquieto” che continua a domandare senza trovare risposte certe - è l’inquietudine dello Spirito Santo che si muove nei cuori». Parole quelle del Vescovo di Roma che rieccheggiarono per la stessa vibrante forza e impatto nel 2017.

Nella Messa per l’Epifania di due anni fa Francesco spiegò che la nostalgia di Dio, è «l’atteggiamento che rompe i noiosi conformismi», «ci tira fuori dai recinti deterministici». I Magi – a giudizio del Papa – sono il ritratto del credente, «riflettono l’immagine di tutti gli uomini che nella loro vita non si sono lasciati anestetizzare il cuore», sono loro che scoprono che «lo sguardo di questo Re sconosciuto – ma desiderato – non umilia, non schiavizza, non imprigiona».

Parole e richiami che ritroviamo nella omelia pronunciata proprio l’anno scorso in cui Bergoglio invitava tutti i credenti a sfidare le proprie certezze, superare le proprire paure e abitudini. «Per trovare Gesù bisogna lasciare la paura di mettersi in gioco, l’appagamento di sentirsi arrivati, – fu il suggerimento – la pigrizia di non chiedere più nulla alla vita. Occorre rischiare, semplicemente per incontrare un Bambino. Ma ne vale immensamente la pena, perché trovando quel Bambino, scoprendo la sua tenerezza e il suo amore, ritroviamo noi stessi».

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