mercoledì 2 marzo 2011
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Caro direttore,in una sua recente intervista giornalistica, l’ex ministro e attuale presidente della Commissione bicamerale antimafia, senatore Giuseppe Pisanu, ha affermato: «Non mi piacciono quelli che usano i valori religiosi come bucce di banana da gettare tra i piedi dell’avversario politico. I valori indisponibili, se sono veramente tali, escludono la politica. Dove non c’è possibilità di discussione non c’è spazio per la politica. Il cardinale Bagnasco, invece, ci offre l’idea di un’etica condivisa, basata sulla carità e non sui dogmi. In fondo morale cattolica e morale comune coincidono largamente, differenziandosi solo alle estremità. Perché mentre la prima viene dal Vangelo e mira alla vita eterna, la seconda viene dall’evoluzione del pensiero filosofico e mira alla felicità terrena. Per questo Salvemini poteva dire che 'la mia morale è quella di Gesù Cristo'». Lei che cosa ne pensa?

Gabriele Polizzi, Milano

Penso, caro signor Polizzi, che i valori indisponibili – o meglio, la consapevolezza della loro esistenza e della loro fondamentale importanza – non «escludano» mai la politica, ma la illuminino e la nobilitino. Anche perché aiutano chi amministra la cosa pubblica e chi è chiamato a fare le leggi a coltivare quel prezioso senso del limite e quell’irrinunciabile senso dell’umano che rendono il ruolo e l’azione da politici un 'servizio' e non l’esercizio di un mero 'potere'. Detto questo, credo anch’io che tutto ciò riguardi allo stesso modo credenti e non credenti. Perché è verissimo – come afferma il senatore Pisanu – che quando si parla di vita umana, di autentica famiglia, di libertà di credere, di pensare e di educare «morale cattolica e morale comune coincidono largamente».Le confesso che fatico a capire perché certi interlocutori che si autodefiniscono 'laici' si diano da fare per lasciare solo a noi cattolici un patrimonio che è anche loro.
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