mercoledì 7 ottobre 2009
COMMENTA E CONDIVIDI
Lo studio sulla povertà alimentare elaborato dalla Fondazione per la Sussidiarietà con ricercatori di più università ha un'origine paradossale: è partito dalla risposta (già in atto) a un problema, per risalire all'analisi delle dimensioni quantitative e qualitative della domanda sottostante. Un punto di vista non convenzionale che ha valorizzato – con inedite elaborazioni – sia le informazioni statistiche ufficiali, sia il giacimento di informazioni in possesso degli enti caritativi che partecipano alla rete del Banco Alimentare. È stata così messa a punto una stima oggettiva dell' incidenza di povertà alimentare nel nostro Paese: 4,4% delle famiglie residenti (oltre un milione di unità) e 5,1% degli individui residenti (quasi tre milioni) e nello stesso tempo una stima della povertà assistita (almeno in parte) distinta per regioni, province, sistemi locali del lavoro. La differenza tra il numero delle persone che oggettivamente sono al di sotto della soglia di povertà alimentare (222 euro al mese di spesa per una famiglia di due persone) e il numero degli assistiti, offre un'attendibile stima del divario quantitativo e qualitativo da colmare per soccorrere più adeguatamente chi già riceve qualche forma di aiuto e chi ne è completamente escluso (almeno 700mila persone). L'impegno per una conoscenza più dettagliata si collega a un interesse per le politiche pubbliche, che devono prendere in maggior considerazione la componente alimentare della povertà e investire risorse adeguate per superare il paradosso della scarsità (per alcuni) nell'abbondanza (di molti). L'auspicio è che le analisi condotte trovino un ascolto effettivo e stiano alla base di nuove politiche sociali. Colpisce in proposito l'esperienza degli Stati Uniti, dove gli studi sulla povertà (iniziati 50 anni fa) sono in rapporto diretto con la messa a punto e il monitoraggio di 70 politiche federali a favore dei poveri. I dati sulla povertà alimentare assistita considerati nell'indagine provengono dagli enti (ben 7.705) che aderiscono alla Rete Banco Alimentare che nel loro insieme hanno assistito regolarmente nel 2007 un milione e mezzo di indigenti, pari al 65% dei 2 milioni e 300mila destinatari degli aiuti alimentari Ue, e rappresentano il 51% dei circa 15mila enti che distribuiscono tali aiuti. La speranza è di poter estendere l'analisi ad altre reti e di costituire un solido Osservatorio sulla povertà alimentare nel nostro Paese, in grado di monitorare il bisogno e la risposta effettiva. Nell'attuale crisi economico-sociale, sono due le priorità politiche da perseguire: sostenere gli enti caritativi ed assistenziali che erogano aiuti, perché senza di loro i poveri diventerebbero ancora più poveri, numerosi e soli; coordinare meglio gli sforzi tra le istituzioni pubbliche, cui spettano le politiche generali e i finanziamenti necessari, le imprese della filiera agroalimentare che nel corso dell'anno danno un contributo rilevante alla necessaria 'colletta alimentare continua', le organizzazioni caritative e non profit perché prendano più coscienza del loro insostituibile ruolo operativo, informativo, educativo. La rete degli enti considerati nell'indagine mostra una capacità sociale e comunitaria di risposta al bisogno particolarmente mirata, in grado di affrontare il problema alimentare e di creare relazioni fiduciarie indispensabili alle persone per uscire dalla condizione di disagio e di emarginazione. Tra le cause principali della povertà c'è infatti la solitudine, che richiede forme di aiuto materiali capaci di generare anche nuovi rapporti personali e sociali. Bisogna dunque impedire che questa rete si indebolisca, erogando maggiori aiuti pubblici e privati, in modo coordinato e tempestivo. Gli aiuti aggiuntivi servono anche a potenziare i servizi, a promuovere l'innovazione gestionale, a sviluppare il sistema informativo degli enti coinvolti. Nell'ambito delle difficoltà e delle risorse per andare oltre l'indigenza va considerata attentamente anche la gara contro il tempo, da cui dipende l'efficacia, l'entità e la sostenibilità delle politiche e dei singoli interventi.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: