Il Papa alla Pontificia Accademia per la vita. Un nuovo corso lungo la stessa via


Roberto Colombo mercoledì 11 ottobre 2017

Il Papa, la bioetica, la Pontificia Accademia per la Vita L’ampiezza di respiro, la profondità di dottrina e la determinazione del discorso di papa Francesco alla Pontificia Accademia per la Vita ha richiamato l’attenzione di molti anche su questa istituzione della Santa Sede, nata per iniziativa del servo di Dio professor Jérôme Lejeune e istituita da san Giovanni Paolo II nel 1994. Il compito per il quale è stata creata e recentemente riconfermata dall’attuale Papa è singolare e non assimilabile a quello di altre accademie pontificie, ecclesiastiche o laiche: non riunisce ricercatori ed esperti solo per studiare temi di interesse della Chiesa e della società, con la pluralità di voci e di posizioni propria dei cenacoli accademici ma senza punti di riferimento imprescindibili. Invece, essa «ha come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona», recita l’articolo 1 del nuovo Statuto promulgato da papa Francesco, che al secondo comma aggiunge «sempre nel pieno rispetto del Magistero della Chiesa». «Difesa», «promozione», «valore della vita» e «dignità della persona» sono parole identiche all’articolo 6 del precedente Statuto, col nuovo che insiste sul «pieno rispetto» laddove il precedente «parlava di «rispetto del Magistero della Chiesa».

Una continuità di principio e di fatto. La natura 'difensiva' e 'promozionale' del Magistero della Chiesa in materia di antropologia ed etica della vita fa parte del patrimonio genetico dell’Accademia e non ha dunque subìto alcuna mutazione. Il parziale ricambio dei suoi membri, con la nomina anche di alcuni non cattolici e non cristiani (possibilità prevista già dal vecchio Statuto all’articolo 4: «Gli Accademici pontifici sono scelti senza alcuna discriminazione religiosa»), è funzionale alla migliore conoscenza da parte della Chiesa delle diverse posizioni presenti nel mondo della bioetica e al dialogo con esse, secondo lo spirito di apertura e collaborazione con tutti potentemente promosso incentivato da papa Francesco. Resta però fermo che anche «i nuovi accademici si impegnano a promuovere e difendere i princìpi circa il valore della vita e della dignità della persona umana, interpretati in modo conforme al Magistero della Chiesa» (articolo 5 comma 5 del nuovo Statuto).

L’affronto delle questioni bioetiche in conformità e secondo l’interpretazione propria del Magistero («così come sono proposte dal Magistero della Chiesa», ribadisce l’articolo 6) rimane la base del lavoro e delle proposte dell’Accademia. Il nuovo Statuto allarga però i temi che dovranno essere affrontati (cfr. articolo 1 comma 3) per far fronte a sfide antropologiche, etiche e sociali oggi divenute urgenti. Tra queste vi è quella del 'genere' (gender) e della 'generazione', cui papa Francesco ha dedicato la seconda e terza parte del suo discorso. Un magistero che sarà punto di riferimento imprescindibile per il lavoro dell’Accademia su questo delicato e importante tema. Partendo dal racconto biblico della Creazione che «affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia», il Santo Padre ricorda che essi «insieme sono stati creati, nella loro differenza benedetta». Una differenza duale (maschio e femmina) che nel disegno di Dio non contempla una pluralità di generi sessuali.

Ciò non esclude il limite creaturale nella genesi biologica di ciascun essere umano, che, in taluni casi, può non realizzare pienamente lo sviluppo armonico della propria sessualità. L’obiettivo di considerare con pari dignità, rispetto e amore ciascuna persona non può essere perseguito «neutralizzando radicalmente la differenza sessuale» per costruirvi sopra una identità di genere svincolata dalla identità sessuale. Questa strada «non è giusta», perché con essa «si vuole cancellare di fatto tale differenza [sessuale], proponendo tecniche e pratiche che la rendono irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane».

È inaccettabile «l’utopia del 'neutro'» sessuale plasmabile arbitrariamente per la costruzione del genere psicosociale, perché essa – afferma il Papa – «rimuove a un tempo sia la dignità della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita». Identità e differenza sessuale non sono disponibili alla scelta della libertà, anche se una «manipolazione biologica e psichica» si presta ad aprire strade in questa direzione. Papa Francesco ha così precisato e ribadito la sua denuncia di quello «sbaglio della mente umana che è la teoria del gender» (21 marzo 2015). A partire da questo magistero, che conferma e sviluppa quello dei suoi predecessori sulla sessualità umana, si dovrà articolare la riflessione dell’Accademia e quella dell’antropologia e della morale cattolica.

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